asia
15 Aprile 2009

Addio, professor Volpi

Argomento: Attualità, Filosofia
Autore: Franco Volpi

Si sedette al mio fianco, in prima fila, durante un seminario sul pensiero buddista tenuto da Tupten Jinpa a Norcia, in occasione delle Vacances de l'Esprit 2005. Era proprio lui, il docente della settimana precedente che si era trattenuto qualche giorno in più per ascoltare cos'aveva da dire il pensiero orientale a quello occidentale, o per passare qualche giorno di relax, o perché, come ho poi scoperto, amava sinceramente le nostre iniziative.

Sta di fatto che fu un caso, arrivò a metà lezione e facemmo qualche commento sul tema, poi una coincidenza da nulla fece sì che ci scambiassimo i numeri di telefono. Da una parte, la sua enorme simpatia per le Vacances de l'Esprit e per chi ci lavorava, dall'altra la mia stima per il curatore di Che cos'è metafisica? di Martin Heidegger in italiano; mi faceva uno strano effetto parlare con l'uomo che, giovanissimo, si guadagnò la notorietà internazionale diventando tra i primi a riconoscere l'enorme importanza di Aristotele nel pensiero heideggeriano quando ancora molti testi del filosofo tedesco erano poco noti o non ancora pubblicati.
Amava a tal punto le Vacances de l'Esprit che una volta ci chiamò per presentare l'iniziativa durante un'intera sua lezione, all'Università di Padova, quest'uomo dal cuore generoso e desideroso di accrescere l'umanità dell'uomo, come amava ripetere. Forse questi seminari corrispondevano profondamente al suo animo di ricercatore di una vita bella in un'esistenza che non ti regala la bellezza, la felicità, ma che ti dà la possibilità di cercare.

Con profondo dolore ho appreso che il professor Franco Volpi, docente di Filosofia Contemporanea presso l'università di Padova, è morto ieri, 14 Aprile 2009, per le conseguenze di un trauma cranico, a seguito di una caduta in bicicletta.

Il professor Volpi, tra le altre cose, ha messo in luce, nella sua introduzione a Che cos'è metafisica? (e ha ripetuto in una video intervista che ci concesse qualche tempo fa), la sorprendente reazione di Wittgenstein al niente heideggeriano, opposta a quella di Carnap e di altri esponenti del circolo di Vienna, reazione che peraltro gli esecutori testamentari di Wittgenstein cassarono e che venne scoperta solo in seguito; il motivo di questa reazione è racchiuso, secondo Volpi, nell'ultima proposizione del Tractatus: "Su ciò di cui non possiamo parlare, è opportuno tacere". Tale contatto tra i due grandi pensatori, inaspettato allora e forse ancora non compreso per le sue conseguenze oggi, mi ha sempre fatto ammirare l'acume del professor Volpi, che già altre volte ha indicato dove altri non distinguevano.

Con la redazione di ASIA avevamo molti progetti, messi lì in un cassetto ad aspettare il momento giusto, il periodo estivo, l'ispirazione. Sapevo che sarebbe stato difficile, per il professor Volpi, trovare un'ora per un'intervista, per qualche domanda su Heidegger, sulla differenza ontologica, sulla fenomenologia, ma sapevo anche che l'avrebbe trovata, quest'uomo estremamente generoso e attentissimo alla precisione e alla correttezza del proprio lavoro. Ed invece, come il terremoto s'è portato via centinaia di uomini, così una banale caduta in bicicletta ha spezzato la vita di un grande intellettuale italiano, che cercava la dignità di vivere, come amava ripetere nelle sue ultime ricerche. Una vita activa, alla continua ricerca del bene.

Finisco con le sue parole. In un'intervista di qualche tempo fa ad una rivista colombiana, di cui ha gentilmente supervisionato la nostra traduzione, diceva:

    "La filosofia è l'arte di inventarsi motivi per dubitare dell’ovvio. E’ come gettare ciottoli in quello stagno che è la mente umana: la dimensione dei cerchi concentrici che si dispiegano dipende dalle dimensioni dello stagno. Una passione inutile? Dipende dal destinatario. Simili a quei ciottoli sono gli sforzi dei filosofi contemporanei di erigere categorie, attingere a risorse concettuali e teoriche per meglio analizzare la situazione del mondo di oggi. Anche se sempre ci accompagnerà l’interminabile conflitto di interpretazioni, si tratta di un contributo importante affinché l’essere umano viva le situazioni della sua vita come un confronto coi significati. Accanto a questa problematicità, mi sembra impossibile pretendere che la filosofia fornisca soluzioni. Se pretendesse di farlo, si starebbe arrogando un ruolo che non le pertiene. La filosofia è pensiero critico e ha, come Kant diceva, il compito di sviluppare l'esercizio della critica indipendentemente dalla pretesa di potere, perché il potere corrompe libertà; tutto questo con l'obiettivo di far nascere ciò che Kant chiamava il progresso dell'umanità verso il meglio [das Fortschreiten der Menschheit zum Besseren]. Kant pensava che l'umanità si muove verso il meglio; tuttavia, la storia ci mostra che spesso non è così. Purtroppo sappiamo bene che gli esseri umani non sono vaccinati contro la regressione alla barbarie e che i valori dell’umanesimo non garantiscono nulla, è stato proprio in loro nome che sono accaduti gli eventi più inumani. Tuttavia, dobbiamo essere in grado di garantire un livello minimo di umanesimo solo per esorcizzare il pericolo, che sempre ci minaccia, del ritorno alla barbarie. L'umanità non è un possesso ma una continua conquista".

Il mio dolore si associa a quello di tutta la redazione e dell'associazione ASIA.
Grazie, professor Volpi.

Paolo Ferrante
Redazione Asia.it


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