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31 Marzo 2009

La sostenibile leggerezza dell’Essere: Wisława Szymborska a Bologna

Argomento: Letteratura

Venerdì 27 marzo, in occasione del decimo anniversario del Collegio Superiore dell’Università di Bologna, l’Aula Magna di Santa Lucia ha ospitato Wisława Szymborska; classe 1923, nel ’96 premio Nobel per la Letteratura, attualmente considerata la maggiore poetessa polacca vivente. Con il tono ironico e garbato che le è proprio, la Szymborska ha salutato la platea: “Immaginatevi un’autrice che viene da lontano e capita in una città bellissima, mai vista prima, e che si aspetta un uditorio di cento, massimo centocinquanta persone… e poi si ritrova qui, davanti a tutti voi…”; effettivamente in Santa Lucia le sedie erano tutte occupate, e la poetessa, bianca e minuta, quasi scompariva dietro il tavolo sul palco, al quale sedevano anche il Magnifico Rettore Calzolari, Andrea Ceccherelli (professore di Letteratura Polacca all’Università di Bologna), Jarosław Mikołajewski (poeta e direttore dell’Istituto Polacco di Roma) e Michał Rusinek (docente dell’Università Jagellonica di Cracovia); era presente, oltre al Direttore del Collegio professor Paolo Leonardi, anche Pietro Marchesani, traduttore italiano della poetessa e professore di Letteratura Polacca all’Università di Genova. “Ringrazio ciascuno di voi – ha continuato la Szymborska – ed il professor Umberto Eco, presente in sala, di cui sono una grande ammiratrice.”.

Oltre all’intervento di Calzolari – che ha ricordato come solo le civiltà che hanno saputo dare spazio alla letteratura, in tutte le sue forme, abbiano lasciato una traccia concreta nella storia umana –, quello di Andrea Ceccherelli ha messo in luce alcune delle peculiarità della poesia e della poetessa stessa: innanzitutto il numero limitato di componimenti (circa trecento nell’arco di cinquantasette anni di attività letteraria!), caratteristica rara in un’epoca in cui gli esseri umani si sommergono l’un l’altro di parole; la ritrosia del personaggio, poi, sembra fare a pugni con la fin troppo diffusa volontà di apparire, che prende sempre più i toni di un insano quanto inquietante bisogno generalizzato. Ma soprattutto, ha sottolineato Ceccherelli, la poesia della Szymborska “insegna lo stupore”: i suoi versi si nutrono di circostanze e oggetti ai margini del quotidiano, di “miracoli inosservati” che l’artista racconta con inimitabile levità, e che delicatamente aprono il lettore (come anche si legge sul sito del Collegio Superiore)  allo “stupore […] di fronte al nudo fatto dell’esistere ‒ mio, tuo, qui e ora ‒: una ‘pausa nell’infinito’, preceduta e seguita da ere di assenza.”. Tale meraviglia di esistere è alla base dell’“immaginazione del cuore”, tipica della poetessa e dalla quale il lettore attento può apprendere “l’essenza della compassione”.

Ceccherelli ha poi continuato evidenziando i tratti stilistici della scrittrice, la quale – ha ricordato – è stato pubblicata in Italia solo nel ’96, poco prima del Nobel, conoscendo un successo grande quanto immediato. La chiarezza semantica dei suoi versi (“Mi preoccupo molto se qualcuno non capisce qualcosa di ciò che scrivo”, ha affermato la Szymborska in una delle pochissime interviste che ha rilasciato), così come la leggerezza, la rapidità mentale (che si manifesta nell’arguzia e nella forma aforistica della prosa), e “la molteplicità, intesa come capacità di intessere molte vite, molti destini attraverso un io lirico ascetico, in cui l’identità egoica è ridotta al minimo, nonché una poetica del ragionamento dalla struttura limpida – ragionamento su tutto ciò che è prettamente umano”: questo ed altro ancora costituisce il respiro letterario di Wisława Szymborska. Citando il poeta Czesław Miłosz (nel 1980 anch’egli Nobel), Ceccherelli ha infine indicato la poesia della Szymborska come superamento della frattura tra “il poeta e la grande famiglia umana”, verificatasi a partire dai Simbolisti in poi e causata, fra l’altro, dalla concezione della poesia come di un’arte “comprensibile solo agli iniziati, alienata e chiusa in un estetismo sterile, fine a se stesso.”.

C’è poi il problema della lingua. L’intervento di Marchesani ha riguardato proprio la difficoltà della traduzione, che il professore ha paragonato all’attività di un traghettatore che debba trasportare un grosso carico da una sponda all’altra di un fiume: secondo anche il principio del ‘negoziare’ individuato da Eco, il traghettatore dovrà necessariamente rinunciare a portare a destinazione l’intero carico, ma dovrà intuire di volta in volta gli elementi del componimento che egli non può assolutamente lasciare a riva. In proposito, particolarmente interessante è stato l’esempio fornito dalla poesia Compleanno, che Marchesani ha letto in Polacco: è apparsa evidente la necessità, per il traduttore, di ricreare in questo caso il ritmo e la sonorità dell’originale, pena la quasi totale inutilità del lavoro di traduzione. Un lungo applauso ha seguito la lettura della traduzione in Italiano della poesia, sorprendentemente affine alla versione polacca nella musicalità, trascinante e scrosciante di sillabe quanto la Szymborska aveva reso i propri versi originali.

Umberto Eco, in un estemporaneo omaggio alla poetessa, ha letto i versi di Possibilità; in seguito è stata proiettata l’intervista inedita di Katarzyna Kolenda-Zaleska (TVN) a Woody Allen. Il celebre regista ha simpaticamente messo a confronto non solo il proprio lavoro e quello di Wisława Szymborska (“Da giovane scrivevo principalmente battute, ed era un po’ come fare poesia: hai a disposizione solo poche sillabe, e devono essere incisive.”), ma anche i rispettivi rapporti etici con l’esistenza, confermando quanto già detto in proposito da Ceccherelli: “Szymborska la vede tutta, la tristezza del mondo, ma riesce a rimanere così leggera, così positiva… io proprio non ne sono capace!”.

Tanto attesa è infine giunta la lettura da parte dell’autrice delle sue poesie, alcune delle quali comprese in Qui, sua ultima raccolta, recentemente apparsa in Polonia e di prossima pubblicazione anche in Italia. L’attrice Tita Ruggeri (attualmente in tournée con Cipolla, spettacolo tratto dalle opere di Szymborska, di cui è interprete e autrice insieme a Corinna Rinaldi) ha interpretato con talentuosa verve e pungente ironia la traduzione italiana delle poesie, nonché alcuni brani tratti dalla brillante prosa di Posta letteraria, ossia come diventare (o non diventare) scrittore. L’autrice si è poi dedicata a un’interminabile seduta di autografi; il garbo e la leggerezza con cui, malgrado l’età e la fatica, lo sguardo vispo della Szymborska regalava ad ognuno un ringraziamento e un sorriso stupivano aprendo il cuore. Proprio come le sue poesie. 

di Linda Altomonte
Centro Studi ASIA

Link utili:
Il sito del Collegio Superiore dell’Università di Bologna (la pagina dell’evento): http://www.collegio.unibo.it/index.php?mact=News,cntnt01,detail,0&cntnt01articleid=107
&cntnt01origid=15&cntnt01returnid=71

Il sito di Tita Ruggeri: http://www.titaruggeri.it/


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