asia
29 Novembre 2008

Crisi terrorismo in India

Amicizia verso i musulmani il migliore antidoto

Argomento: Attualità

Ad oggi si contano quasi duecento morti in India causati dall'attacco terroristico nella capitale economica del paese, Mumbay. In particolare, è stata presa di mira la vecchia città coloniale, in cui sono presenti i luoghi di maggior interesse per il turismo internazionale. Sono ancora incerte le nazionalità dei terroristi, anche se alcuni di quelli catturati dovrebbero essere di origine pakistana.
Abbiamo raggiunto al telefono Franco Cardini, storico medievista e esperto di Islam. Cardini si interessa anche di politica internazionale ed è un osservatore autorevole nel campo.

Professor Cardini, come nasce questa esplosione di violenza in India? Sono gli islamici contro gli Indù, è il Pakistan contro l'India o è un modello civile e sociale minacciato che per difendersi attacca i centri simbolo dell'occidentalizzazione?

Guardi, l'Occidente c'entra poco in tutto questo. In India e non solo ci sono continuamente gruppi che nascono e che vogliono farsi pubblicità. Per far questo, è inutile che si ammazzino tra loro, ma piutosto è meglio che ammazzino occidentali o minaccino interessi occidentali in quei paesi. Hanno capito molto bene che a noi non importa nulla - o importa poco - dei morti ammazzati indiani o pakistani, che siano indù o musulmani. Ormai tre anni fa furono uccisi circa tremila musulmani in India, ma non c'è stata questa reazione indignata dell'opinione pubblica che ci saremmo immaginati. Pensiamo a cosa sarebbe successo se fossero morti 3000 americani o italiani o francesi. Quello che ci importa è se a morire sono degli occidentali, questa è la verità. Fa un po' ridere questa indignazione a intermittenza. Comunque, per tornare all'evento specifico, il problema di base in India è che da quando i musulmani sono arrivati ci sono stati sempre attriti tra i gruppi Indù e l'Islam, tant'è vero che alla morte del Mahatma Gandhi la maggior parte dei musulmani è andata via dall'India - dando vita al Pakistan e all'attuale Bangladesh.
Inoltre, l'idea errata che abbiamo noi è che l'induismo sia una religione pacifica, questo forse è dovuto al fatto che spesso confondiamo l'induismo col buddhismo, che in India non c'è più, o quasi. Esiste il fanatismo religioso anche tra gli Indù, pensiamo ad esempio al Mahatma Gandhi che è stato ucciso proprio da un indù.

Che legame c'è con il terrorismo internazionale e con la cosiddetta "Al Quaeda"?

Beh, al mito di Al Quaeda ci credono anche i musulmani, non si può negare questo fatto. Appena un gruppo estremista fa qualche azione come questa ci tiene molto a dire che è un gruppo che fa capo ad Al Quaeda, poi che Al Quaeda esista è un altro paio di maniche. Ormai anche i servizi segreti occidentali - quelli degni di questo nome - sanno benissimo che questo marchio non significa nulla, che non esiste nulla simile ad una rete mondiale di terroristi che organizzano azioni su grande scala, che comunicano tra loro e cose di questo genere, cose che renderebbero un'organizzazione terroristica degna di questo nome.

Dai giornali si è appreso di una certa differenza di trattamento da parte dei terroristi nei confronti degli italiani rispetto ad americani o inglesi. Quale può essere stato il motivo?

Innanzitutto occorrerebbe sapere di che terroristi si tratta, di quale corrente, di quale nazionalità. Di solito quando un gruppo compie un'azione simile, sta innanzitutto mandando dei messaggi, a più livelli. Comunque sicuramente gli italiani, a differenza di inglesi o americani, non hanno antipatia verso i musulmani, e viceversa. Dopo l'11 Settembre e tutto quello che ne è seguito c'è stata una crescente antipatia verso gli USA e la Gran Bretagna, mentre non è accaduto lo stesso con l'Italia. Di certo i gruppi terroristici, inoltre, tendono a dividere i nemici e a fare differenze. Pensiamo ai messaggi a suo tempo di Osama Bin Laden (ammesso che sia ancora vivo o che sia mai esistito) che invitava l'Europa a non seguire le orme dell'America nella lotta contro il terrorismo.

Si potrebbe fare un parallelo con la violenza degli indù contro i cristiani, pensiamo agli scontri di qualche tempo fa? Inoltre, come comportarsi di fronte a questi attacchi?

In generale si tratta di gruppi, piccoli o grandi, di fanatici. Non dobbiamo pensare a grandi organizzazioni o ad una violenza perenne, come i mass media tendono a far credere. La maggioranza degli Indù, come la maggioranza dei musulmani o dei cristiani vuole vivere in pace. Quello che invece vogliono questi gruppi violenti è far proseliti, e la cosa migliore è scatenare dei movimenti di repressione su larga scala. Se, dopo i fatti avvenuti in questi giorni in India qualche paese sceglie leggi più severe contro l'integrazione, oppure se il sindaco leghista del tal paesino si oppone al diritto ad una moschea, o se la polizia municipale di un tal altro paesino malmena un extracomunitario, ecco che il musulmano onesto, integrato, che fino a ieri aveva un'opinione dell'Italia come di un paese che gli aveva offerto un lavoro, una vita, ecco che da domani inizierà a guardarci con occhi diversi e, peggio ancora, inizierà a guardare con favore certe correnti radicali dell'Islam che stanno fiorendo un po' dappertutto. La cosa che dovremmo fare, piuttosto che irrigidire le relazioni con i paesi o con le comunità di musulmani, è di aumentare le relazioni di amicizia. Questo è un errore che non dobbiamo commettere, perché faremmo il gioco degli estremisti.

di Paolo Ferrante
Redazione Asia.it


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