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21 Ottobre 2008

La nascita della vita

Argomento: Scienza

Sul Corriere di qualche giorno fa è apparsa la notizia che scienziati americani sono riusciti, con tecniche innovative, a sintetizzare in condizioni "primordiali" una ventina di amminoacidi, i mattoni fondamentali per la vita. Infatti, le proteine sono costruite proprio a partire da queste molecole, che tutto sommato sono molto semplici rispetto alla proteina stessa.

Nell'articolo si rievoca la grande impresa di Stanley Miller, che nel '53 per primo riuscì a sintetizzare in un'ampolla sottoposta a varie sollecitazioni, il famoso brodo primordiale, quattro amminoacidi (a fronte dell'obiettivo di trovare il legame tra organico e inorganico, molti scienziati parlano di fallimento).
C'è da aggiungere che questo discorso è molto antico e nasce dall'idea intuitiva, presente addirittura in Aristotele, che la vita possa scaturire spontaneamente dalla materia inanimata. Così come Aristotele aveva ipotizzato che la piuma, poiché più leggera della pietra, cadesse più lentamente, così aveva postulato pure che dalla putrida terra potesse nascere il lombrico, dalla carne decomposta il verme, dalla pianta malata il parassita e via dicendo. Mentre fu Galileo Galilei a confutare la prima ipotesi, altri furono gli autori della rimessa in discussione della seconda assunzione, come Thomas Browne, Robert Hooke, Francesco Redi e altri. La vita, anche quella invisibile, era frutto della vita stessa e Darwin, successivamente, ne chiarì le modalità di evoluzione e speciazione.
La questione è tornata a far parlare di sé quando gli scienziati iniziarono a intuire l'enorme complessità del batterio, la più semplice forma di vita oggi presente in natura.

Ebbene, agli inizi del secolo scorso lo scienziato russo Alexander Oparin e l'inglese John Haldane rievocarono l'idea della "putrida terra", proprio quell'intuizione aristotelica che era stata abbandonata secoli prima - questo anche grazie al carattere storico dell'evoluzione darwiniana e alle evidenze della storia naturale dei tempi, ossia che la vita pare evolversi dal più semplice al più complesso.

Tornando a Miller, egli scoprì che il mattone base della proteina era, in realtà, qualcosa di molto semplice da produrre sotto certe condizioni iniziali "primitive": un composto di acqua, carbonio, zolfo a altre sostanze inanimate con l'aggiunta di scariche elettriche - i moderni fulmini. In questa ricostruzione dell'ipotetico brodo primordiale, ecco comparire quattro amminoacidi, che resero famoso l'esperimento di Miller-Urey.

Ma le cose non sono così semplici anche se gli amminoacidi prodotti sono 22, come il nuovo team di ricerca annuncia trionfalmente. Perché?

La proteina è una catena composta da amminoacidi di 20 tipi differenti (gli amminoacidi sono molti, ma solo 20 rientrano nel processo evolutivo) e la posizione degli amminoacidi lungo la catena può cambiare anche notevolmente le sue caratteristiche finali. Inoltre, nella sintesi proteica occorre un altro elemento molto importante: l'informazione su come collocare l'amminoacido giusto al posto giusto. Questo avviene nelle fabbriche delle proteine, le catene dell'RNA. Avete presente il DNA, la famosa doppia elica in cui sono scritte tutte le informazioni sul vivente? Ecco, l'RNA è una singola elica e ha un ruolo un po' particolare nella cellula vivente, tuttavia possiamo semplificare dicendo che l'RNA - e probabilmente esso solo - è l'intermediario della natura per produrre una proteina a partire dal programma scritto nel DNA. A questo punto occorre dire che mettere una molecola di RNA in quel brodo primordiale significa semplicemente distruggerlo. Questo problema introduce l'idea che occorresse già a quel tempo un ambiente adatto alla vita, che separasse un dentro da un fuori, anche se è ancora completamente oscuro come l'informazione contenuta nell'RNA e nel DNA possa essersi creata e incrementata in un processo spontaneo.

Molti laboratori sono alla ricerca dei passaggi che, probabilmente, possono aver portato dalla materia inanimata alla vita. L'autore dell'articolo sul Corriere, Giovanni Caprara, conclude non a torto chiedendosi se mai si arriverà a capo di questo rompicapo. Si potrebbe aggiungere qualche ulteriore dubbio: per caso ci stiamo ponendo la domanda sbagliata, con un'idea inadeguata delle possibilità della conoscenza scientifica o con dei colossali pregiudizi? Dubbio che inizia a insinuarsi anche in altri campi della ricerca di frontiera, pensiamo alle ricerche sulla coscienza, ed in protagonisti insospettabili della tradizionalissima ricerca di base, come Francis Crick, lo scopritore proprio nel '53 del DNA e del passaggio di informazioni dal DNA all'RNA alle proteine: siamo di fronte a un (quasi) miracolo - parole sue.

di Paolo Ferrante
Redazione Asia.it


Segnali:
Articolo su Corriere.it
http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/08_ottobre_17/vita_terra_4a2efcd6-9c0b-11dd-962f-00144f02aabc.shtml
Articolo dell'Indiana University a cui fa riferimento il Corriere (in inglese):
http://newsinfo.iu.edu/news/page/normal/8975.html
Risorse interessanti su Wikipedia:
http://it.wikipedia.org/wiki/Stanley_Miller
http://it.wikipedia.org/wiki/Esperimento_di_Miller-Urey


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