asia
25 Settembre 2008

Amartya Sen: l'economista filosofo

Mentre l'opinione pubblica, in Italia, è tutta concentrata sulle vicende economiche che attanagliano il paese, negli Stati Uniti è in corso una tempesta economico-finanziaria di enormi proporzioni, che non mancherà di toccare anche le coste europee dell'Atlantico.
Dopo anni di liberismo sfrenato, finanza facile e crescita del cosiddetto credito spazzatura, il governo americano sta voltando decisamente pagina. La parola d'ordine sembra essere divenuta: nazionalizzare.

Crescita o eudaimonìa?
Un "nuovo corso" nell'economia è in atto da tempo, non solo da parte di economisti ma anche di sociologi e filosofi (o filosofi-economisti, economisti-sociologi ecc.). La questione, per esemplificare al massimo, è se l'equazione "Più PIL = più benessere" abbia senso oppure no.
Rimettere in questione un assunto così basilare sembrava impossibile non tanto agli addetti ai lavori, ma quanto ai politici e all'opinione pubblica delle democrazie occidentali - e non solo (pensiamo alla fierezza con la quale i giganti asiatici annunciano crescite a due cifre del prodotto interno lordo).
Ebbene, nientemeno che il presidente francese Nicolas Sarkozy ha chiamato, lo scorso anno, un illustre studioso nel suo gruppo di lavoro per rivedere i parametri di definizione della ricchezza francese.
Il personaggio in questione è il premio Nobel per l'economia Amartya Sen, che lavora anche con le Nazioni Unite allo sviluppo di un nuovo indicatore, l'indice dello sviluppo umano. Il pensiero economico di Sen tenta di superare i tradizionali parametri economici che misurano il tenore di vita di una popolazione (pensiamo, appunto, al PIL, al PIL pro capite, al numero di apparecchi TV o di automobili, ecc.). Nei suoi ultimi libri, inoltre, tenta di tornare al pensiero filosofico nientemeno che di Aristotele, riprendendo l'eudaimonìa: il vivere bene, compiuti, felicemente (la traduzione non rende la complessità del pensiero filosofico che i vari antichi hanno speso per comprenderla). Per dirla in senso metaforico, un buon daimon deve esserci capitato se siamo soddisfatti della nostra esistenza. Tuttavia, tale soddisfazione può non rientrare all'interno di una misura classica di benessere economico. Ad esempio, se siamo richiamati da una vita riparata, intenti allo studio o alla spiritualità, non stiamo producendo PIL. Eppure, se la società in cui viviamo ci permette di vivere una tale vita, per Sen è una società più sviluppata di un'altra che non lo fa.
Il filosofo-economista indiano riprende Aristotele, ma aggiunge un fattore fondamentale: non tutti gli uomini sono uguali, anzi, ognuno di noi persegue fini diversi per raggiungere la felicità. Questa visione, che è una vera novità per il pensiero occidentale, affronta un tema molto caro alla tradizione indiana che è quello della diversità delle aspirazioni. In particolare, Sen rimprovera Aristotele di aver confezionato una lista di fini universale, mentre l'idea nuova è che un'economia prospera quando aumentano le capacità degli individui che la compongono di raggiungere i fini a ciascuno assegnati dal proprio daimon.

di Paolo Ferrante
Redazione Asia.it

Segnali:
interviste a Amyarta Sen:
http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Economia%20e%20Lavoro/2008/01/...
http://www.ilsussidiario.net/articolo.aspx?articolo=1187

 


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