Ecco il secondo appuntamento del laboratorio filosofico per ragazzi, condotto da Alessandra Ielli (autrice del libro “Impariamo a pensare”) svoltosi presso ASIA Modena tra 0ttobre 2007 e Aprile 2008.

Cosa è conoscere?

Partecipanti al dialogo: Anita, Carlotta, Davide, Loredana, Lucia, Martina

1) Cosa rende possibile la conoscenza? Come puoi cercare ciò che ignori?
Continuiamo il nostro percorso “conoscitivo” sulla conoscenza  riprendendo la questione  su come essa accada. Per affrontarla prendiamo in considerazione due  ipotesi:

  • Noi conosciamo a partire dall’esperienza sensibile, dal contatto col mondo esterno. La mente  è come una tabula rasa che si limita a rielaborare in forme sempre più complesse di dati che vengono dall’esterno ? Ciò che sappiamo lo sappiamo per abitudine e viene scambiato per innato?
  • Abbiamo già una conoscenza innata attraverso cui facciamo esperienza conoscitiva del mondo. Riprendendo un esempio classico: non conosciamo il cavallo perché lo abbiamo visto tante volte e qualcuno ci ha insegnato che l’animale di fronte a noi si chiama così, ma perché, come diceva Platone, abbiamo già dentro di noi un’idea, una categoria (in questo caso sarebbe la cavallinità) che ci permette di riconoscere il cavallo come cavallo  Come riusciamo a classificare gli oggetti secondo classi di appartenenza?

Loredana: non mi sembrano contrapposte: quando nasci cominci a imparare cos’è un gatto o un cavallo e  i sentimenti la tristezza o l’amore ma abbiamo già un’idea di cosa esse siano dentro di noi
Alessandra: quindi pensi che siano vere entrambe
Lucia: c’è una parte innata ma c’è anche un contributo della società che ci aiuta a conoscere. Secondo me ad es. la conoscenza di un cavallo non è una cosa innata, ma sono i genitori che ci mostrano gli animali e ci insegnano i nomi. Però mi sembra che le emozioni ce le portiamo dalla nascita.
Davide: forse dovremmo fare una distinzione
Lucia: sono d’accordo ..ci sono cose che conosciamo fin dalla nascita ed altre che conosciamo a partire dall’esterno attraverso chi ci educa
Alessandra: come fai a saperlo?
Loredana: secondo me Lucia ha ragione perché un neonato quando sente litigare i genitori non sa dire cosa stiano facendo ma sente che c’è qualcosa che non va.
Alessandra: ma come facciamo a sapere che abbiamo delle conoscenze innate?
Lucia: ricordo di aver letto di un esperimento su delle papere che dimostrava come un paperotto appena nato riconosce immediatamente la mamma, non pensa  “ha le piume ha il becco  perciò e mia madre”. Se  sostituivano la mamma vera con un pupazzo il piccolo si rivolgeva a lui come fosse stata la mamma.
Davide: quindi c’è come una consapevolezza innata perché nessuno aveva insegnato al cucciolo il bisogno e la ricerca della mamma
Alessandra: avete ragione ..però noi stiamo parlando di esseri umani e l’essere umano non ha solo istinti, è senziente e sa usare i concetti. Certi animali sono molto intelligenti ma non sanno pensare e quindi la domanda è, da dove li prendiamo i concetti? Altra domanda collegata: cosa è ricordare? Vi capita spesso di ricordare? Non vi è mai capitato di aver  la sensazione di aver già vissuto una cosa?
Loredana: Tante volte… ma questa è un’altra cosa è un dejavu. Ho letto che uno psicologo diceva che i dejavu  accadono perché per un attimo il cervello smette di funzionare, come se svenisse, e dopo quando rientra in sé ha come l’impressione di aver già vissuto una data situazione ma  si tratta solo di un’impressione
Alessandra: a volte mi è successo anche in sogno di vedere cose che so per certo di non aver mai vissuto e tutte le volte mi chiedo da dove affiorino. Ad es. mi è capitato do sognare che facevo vasi lavorando l’argilla su un tornio, ed ero anche brava..
Loredana: potrebbe essere un ricordo da un’altra vita
Alessandra: cosa vuoi dire?
Anita: Loredana ha ragione, chi crede nella reincarnazione pensa che nel sogno ritornano i ricordi delle vite passate
Alessandra: Ma tu cosa pensi?
Anita, Loredana: non lo sappiamo ma potrebbe essere vero.
Alessandra: osservate questo disegno

Cos’è?
Tutti: una corriera
Alessandra: questo è un disegno fatto da un cieco dalla nascita
Martina: forse si è aiutato col tatto
Alessandra: sicuramente, a proposito mi viene in mente che ho letto di ciechi nati dalla nascita che hanno recuperato la vista con un’operazione. Io credevo che la loro vita sarebbe diventata più facile e più piena, pensate a quanta esperienza di mondo accogliamo attraverso il senso della vista eppure pare che il riadattamento al mondo di un ex non vedente sia estremamente difficile.
Davide: hanno gli altri sensi estremamente sviluppati
Anita:  ..e non riescono più a conoscere il mondo attraverso la vista
Alessandra: hanno colto la corriera attraverso il tatto ma come hanno fatto a ricostruire un’immagine così fedele?
Davide: questo potrebbe essere a favore di una conoscenza innata, perché un cieco non può ricostruire un’immagine.

2) La conoscenza è legata al ricordo? Conoscere è ricordare?
Lucia: Mi sembra che il ricordo non sempre possa essere legato al conoscere, ricordiamo più facilmente le sensazioni o ciò che ci ha fatto stare bene o male
Alessandra: quando tu conosci una persona, è possibile entrare in contatto indipendentemente da ciò che tu hai vissuto prima di quel momento?
Davide: è inevitabile il condizionamento infatti se viaggio e ed entro in contatto con una cultura diversa non potrò che conoscere a partire dalla mia
Alessandra: Porti sempre con te la tua esperienza di vita?
Carlotta: a me sembra che noi possiamo conoscere solo a partire da un esperienza quindi il ricordo non avviene nella mente come  su una tabula rasa.. La conoscenza innata  forse non è vera conoscenza, è un istinto poi però accumuliamo esperienze ripetute e dalla ripetizione cominciamo a farci un’idea più precisa e consapevole
Alessandra: è sicuramente vero ciò che dici: con l’esperienza accumuliamo dati che confluiscono in una conoscenza, però io mi chiedo come fai ad operare ad es. un confronto tra tante esperienze sensoriali se tu non avessi dentro di te già una nozione di confronto?
Carlotta: è vero non ci avevo pensato….
Alessandra: come fai ad es. a conoscere qualcosa che ti è completamente ignoto se qualcosa dentro di te non lo riagganciasse? Possiamo conoscere confrontando  ma l’atto del confronto da dove viene? Proviamo a pensare ad un esempio concreto: io non so il giapponese come potrei impararlo se a mia volta non possedessi già un patrimonio linguistico a cui far ricorso? Quanto meno devo già avere dei significati … Per imparare una lingua un bimbo fa tantissime domande, e le domande dove le impara?
Loredana: secondo me un bambino nasce e sa già domandare, non gli viene insegnato
Alessandra: e quando scopre le cose come fa a scoprirle?
Martina: le vede e se ne accorge
Alessandra: E chi gli ha insegnato ad accorgersi?
Davide: Secondo me qui torna fuori quella distinzione che era emersa all’inizio, alcune cose sono innate altre le impariamo
 Martina: sì ha ragione e forse c’entra anche la storia “dello zainetto”
Anita, Lucia: quale zainetto?
Martina: tempo fa lei ci aveva detto che i suoi figli sono molto diversi tra loro sin dalla nascita e avevamo convenuto che ognuno di noi nasce con un suo speciale zainetto perché due persone che vivono le stesse identiche condizioni ambientali non sono uguali
Alessandra: in un computer puoi immettere le stesse informazioni e avere gli stessi esiti, negli esseri umani questo non succede.
Anita: non solo …se la nostra mente fosse una tabula rasa allora potremmo essere tutti uguali
Martina: e poi se fossimo una tabula rasa rimarremmo anche una tabula rasa, non sarebbe proprio possibile imparare come fa una tabula rasa ad imparare da un’altra tabula rasa?
Alessandra: L’idea “tabula rasa” ci richiama un intendimento di uomo che sostiene l’uguaglianza tra essere umano e computer; gli scienziati che pensano alla possibilità di programmare l’intelligenza artificiale di fondo pensano che l’uomo sia una macchina in cui immetti dati da elaborare…è opinione diffusa che un giorno i computer potranno sostituire l’uomo e questo è preoccupante
Martina: non è solo preoccupante se consideriamo l’intelligenza di chi fa queste pensate……e che dovrebbe programmare un intelligenza migliore della sua!
Alessandra: buona questa! infatti con la nostra intelligenza dovremmo creare una macchina pensante che pensa meglio di noi.. a volte a partire anche da ottimi intenti di far fare ad un computer ciò di cui noi non siamo capaci  entriamo in uno strana contraddizione  perché la domanda è con quale intelligenza dovremmo crearne una migliore?
Loredana: la nostra…assurdo! Volevo dire un’altra cosa che mi sembra importante: se noi fossimo una tabula rasa non avremmo sentimenti, noi nasciamo già sentendo l’amore o la tristezza possiamo essere educati a capirli ma non a sentirli!
Alessandra :voi cosa ne pensate?
Davide: sono d’accordo soprattutto rispetto all’amore anche se un bimbo non sa spiegarsi cosa vive e più tardi potrà sviluppare quel sentimento …ma quell’istinto c’è da subito e mi sembra il  “primo” sentire
Alessandra: sono d’accordo e mi chiedo se un bambino nasce con questo forte sentire  cosa succede se esso non trova accoglienza o riconoscimento adeguati?
Lucia: tu vuoi dire che se un bimbo non trova l’amore adeguato può diventare svantaggiato nelle relazioni con gli altri o col mondo, può non imparare a volere bene?
Alessandra: sì, spesso m’interrogo su questa relazione
Martina: secondo me il sentire ci appartiene dalla nascita ma il sentire va indirizzato e forse impariamo a farlo se qualcuno innanzitutto capisce il nostro bisogno
Alessandra: abbiamo bisogno di strutturare la nostra identità e i bambini tornano alla mamma per chiedere una  conferma e un riconoscimento che li aiuta a crescere e  fornisce loro quella sicurezza che è necessaria per ulteriori slanci nella conoscenza del mondo. Nasciamo con un sentire, ed un bisogno affettivo che chiede conferma anche se non sempre  la mancanza di questo sostegno  si traduce necessariamente in uno svantaggio sociale. Quindi secondo voi  l’affetto, l’amore  sono innati.
La storia dello zainetto  che ha ricordato Martina forse riguarda ogni nostro atto conoscitivo. Nell’atto del conoscere c’entra il nostro passato che agisce dentro di noi anche se raramente ne siamo consapevoli. Voi conoscerete la teoria sull’inconscio di Freud?( no) Freud ha scoperto che la mente umana è come un grande serbatoio dove vengono registrate tutte le esperienze che facciamo nella nostra vita e solo una piccola  parte dei ricordi sono consapevoli. Freud utilizza l’immagine di un iceberg di cui solo la punta emerge dal mare e paragona il nostro inconscio a questo iceberg che lascia affiorare alla mente lucida solo parte dei ricordi. Ciò che succede è alcuni ricordi agiscono e influenzano la nostra esperienza del mondo e quando diventiamo consapevoli di questo condizionamento iniziale, forse il suo potere si attenua. La consapevolezza ci aiuta.
Martina: forse è l’unico modo.

3) Cosa ostacola la conoscenza?
Vorrei leggere con voi questa famosa riflessione di Platone: La via della conoscenza inizia con la liberazione dalle catene dell’ignoranza. Chi davvero vuole conoscere risulta emarginato nel mondo dell’ignoranza. Al vero sapiente ( ricercatore della conoscenza, chi ama la verità) risulta difficile comunicare con chi non sa nulla e pensa di sapere tutto. Il filosofo non si trova a suo agio nel mondo delle ombre (la vita quotidiana) ed è spesso maldestro. Ma deve fuggire la tentazione di estraniarsi dal mondo. Anche se incontra difficoltà possiede tuttavia la forza interiore della verità.(1)
Alessandra: L’altra volta Davide diceva che chi pensa di sapere tutto non può conoscere.
Carlotta: secondo me Davide ha ragione perché mi sembra che l’umiltà  sia necessaria per imparare.
Carlotta: Volevo anche dire che non sempre chi vuole sapere viene capito.
Alessandra: in base a cosa fai questa affermazione?
Carlotta: Semplicemente posso riportare un’esperienza che si vive in classe. Succede che uno studente faccia molte domande e il professore da una parte nota l’interessamento particolare dello studente ma dall’altra si chiede “ma perché fa tutte queste domande? Che senso ha?”
Alessandra: secondo te perché uno studente fa molte domande?
Carlotta: chi non s’accontenta chi vuole capire. E a volte smette di farle perché ha paura di non essere capito.
Loredana: Ad es. l’anno scorso, ed ero arrivata da poco in Italia, facevo tante domande poi mi sono accorta che i miei compagni mi consideravano strana
Alessandra: il problema del conoscere è legato alla sensibilità. Noi abbiamo delle sensibilità che ci caratterizzano e ci portano a fare certe scelte. Se l’ambiente o il periodo storico  in cui viviamo non le condivide o non capisce le tue pulsioni si crea un dissidio interiore perché il mondo che ti circonda ti spinge ad andare in una direzione che non è la tua o lo è solo parzialmente.
Loredana: vuole dire ad es. cosa succede se mi piace leggere e agli altri no?
Alessandra: sì ricordo che quando ero in Russa tutti leggevano molto ed era poco valorizzato chi non amava la lettura e qui in Italia come è?
Loredana: infatti proprio oggi ho chiesto dei titoli alla prof. di lettere e i miei compagni mi hanno chiesto perché lo facessi visto che leggere non serve a niente.
Alessandra: questo problema si sente in modo particolare nel nostro istituto dove pochissimi leggono. Ora se una persona non ama la lettura è giusto che segua le sue inclinazioni ma il problema nasce perché non viene accettata la diversità dell’altro. I tuoi compagni che non leggono potrebbero anche rispettarti e imparare qualcosa da te che lo fai così come s’impara sempre da chi ha esperienze diverse dalle nostre. Ho riportato questo brano  perché mi sembrava interessante  rispetto alle difficoltà di cui parlate : se  ti accorgi di avere un interesse, un’inclinazione a conoscere che non è condivisa ti si aprono alcune possibilità:

  • o rinunci alla tua strada  per seguire ciò che fanno i più ed in questo caso rinunci a te stesso
  • o segui solo la tua strada e ti isoli  e rischi di perdere contatto con la realtà in cui vivi
  • o forse c’è una terza possibilità che è quella di ricercare una mediazione tra le due

Anita: succede così anche nelle sciocchezze  cioè se viene una moda  tutti la devono seguire e raramente ci accorgiamo che  magari una cosa ci piace solo perché dobbiamo fare quello che fanno tutti.
Alessandra: Hai ragione anche l’atteggiamento verso l’estetica è indicativo  di un atteggiamento mentale. Tutti siamo condizionati dalla moda ma c’è chi ne è schiavo e chi invece pur seguendola si accorge dell’influenza esercitata su di lui  e questo vedere la condizione in cui sei crea sempre una differenza.
Alessandra: Vorrei riprendere una domanda frequente di Anita e mi sembra anche di Claudia: perché una cosa che mi sembra evidente passa inosservata? Mi colpisce particolarmente un aspetto della realtà, perché gli altri non se ne accorgono?
Anita: succede come a Galileo che invitava tutti a guardare nel cannocchiale per mostrare l’esistenza delle macchie sulla luna e nessuno ci voleva guardare o se ci guardava non vedeva niente
Alessandra: Vero e secondo voi perché non volevano guardare nel cannocchiale?
Anita: Perché ciò che avrebbero visto sarebbe stato contrario a ciò che credevano tutti.
Alessandra: Sì Galileo non era creduto né dai cattolici né dagli intellettuali del tempo che seguivamo rigorosamente le teorie aristoteliche. L’ipse dixit era  quello. Il dogmatismo, è un chiudere letteralmente gli occhi di fronte alla realtà evidente e crea  comportamenti spiegabili, secondo alcuni, con un’innata tendenza della psiche  alla deferenza gregaria verso il potere e l’autorità.
Lucia: è come dicevamo prima c’è sempre bisogno di seguire quello che fanno tutti!
Alessandra: e questo atteggiamento permette di conoscere?
Martina: No anzi si fugge la conoscenza …certe persone sono fanatiche.
Alessandra: si arriva al fanatismo, giusto pensate solo ai fatti  di questi giorni negli stadi…non è certo il bisogno di conoscere che promuove questi comportamenti. Quando vi trovate di fronte  ad una persona fanatica come reagite?
Davide: forse la cosa migliore è lasciar perdere.
Alessandra: Voltaire pensava che il fanatismo “stesse alla superstizione come il delirio alla febbre”. Il fanatismo è una patologia dell’anima e non  va combattuto ma curato, affidandolo alle cure della ragione.. Infatti prendere in punta di logica l’inconsistenza delle sue tesi, non serve a nulla e forse peggiora il male  dato che nulla di più di una controversia eccita l’esaltato. Superstizione e pregiudizi non possono essere smentiti con argomentazioni logiche perché non nascono sul terreno della ragione ma della passione. Rimane come unico rimedio la risata, la presa in giro capace di smontare l’aggressività. Ma non sempre ciò è possibile perciò resta la domanda: cosa fare quando un fanatico tenta di scannarvi perché convinto di eseguire il volere di Dio?[2]

Alessandra: un’ultima domanda. Davide l’altra volta diceva che molti comportamenti “dissociati” dove si sente una cosa e se ne fa un’altra vengono dall’insicurezza. Secondo voi per conoscere è importante la fiducia in sé? Cosa vuol dire fiducia? E’ credere in ciò che si fa o in ciò che si è?
Lucia: Tutte e due.
Alessandra: A voi capita di essere sfiduciati?
Tutti : ehhh
Alessandra: Ma secondo voi chi è una persona sicura di sé?
Davide: una persona coraggiosa.
Alessandra: ma un coraggioso o un sicuro di sé non ha mai incertezze?
Loredana: Forse no.
Alessandra: secondo voi una grande scoperta sorge dal niente? Galileo si è svegliato con le sue scoperte già chiare in mente?
Davide: il momento della comprensione forse è stato immediato ma prima ci avrà pensato molto
Alessandra: Abbiamo detto che conoscere richiede di partire da una situazione di non so. Chi non sa come fa ad essere sempre certo e sicuro?
(perplessità)
Alessandra: Riformulo la domanda: essere sicuri di sé è non avere incertezze o averle e saperle fronteggiare?Lucia: Saperle fronteggiare, allora chi non ha incertezze forse è un falso insicuro?
Alcuni: sì, tanti fanno finta di esserlo
Alessandra: Quando voi siete sfiduciati la vostra sfiducia è completa?
(…)  a volte sono molto sfiduciato…
Alessandra: anche a me capita ….quando dite che siete sfiduciati, tutto in voi è sfiduciato o c’è qualcosa di voi che resta fuori dalla sfiducia?
Martina: forse è come l’altra volta quando ci siamo accorti che noi sappiamo di non sapere qualcosa
Alessandra: Come posso accorgermi della mia sfiducia se tutto in me è sfiduciato.? cosa diamo credito per dire “sono sfiduciata”?
Martina: al mio saperlo.
Alessandra: Abbiamo distinto tra conoscenza interiore e conoscenza del mondo ma con quale conoscenza ho fatto questa distinzione? All’origine  di noi stessi c’è una certezza o un’incertezza? So che non so quindi la mia ignoranza non è totale. Mi fido del pensare che sono insicura …quindi..
Lucia: non sono del tutto insicura!
Alessandra: la sfiducia non è completa. Cambiare l’intendimento che abbiamo di noi stessi cambia qualcosa? Pensare che c’è qualcosa di certo dentro di noi  poco alla volta porta a delimitare il secondario dall’originario, il temporaneo da ciò che mi accompagna sempre, ha valore?
Alessandra: qualsiasi cosa ci accada noi lo sappiamo e questo  nostro sapere di tutto  è un punto fermo. L’uomo non è che una canna, la più debole della natura; ma è una canna pensante. Non c’è bisogno che tutto l’universo s’armi per schiacciarlo: un vapore, una goccia d’acqua basta a ucciderlo. Ma, anche se l’universo lo schiacciasse, l’uomo sarebbe ancor più nobile di chi lo uccide, perché sa di morire e conosce la superiorità dell’universo su di lui; l’universo invece non ne sa niente. Tutta la nostra dignità consiste dunque nel pensiero. E’ con questo che dobbiamo nobilitarci e non già con lo spazio e il tempo che potremmo riempire. Studiamoci dunque di pensare bene: questo è il principio della morale. (Blaise Pascal, “Pensieri)

Chissà perché questo pensiero ci tocca nell’intimo ? Abbiamo imparato anche questo sentire? L’ingegneria genetica ce lo saprà programmare?

(1) Platone ,7 Libro della Repubblica ( corsivo nostro)
(2) Ubaldo Nicola, Antologia illustrata di Filosofia,Giunti pag 298

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