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I due poli della conoscenza

Ecco come due Maestri europei evidenziano i due poli della conoscenza che ci animano: il sapere ed il sentire.
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Noi conosciamo la Verità non soltanto con la ragione, ma anche con il cuore.

In quest'ultimo modo conosciamo i princípi primi; e invano il ragionamento, che non vi ha parte, cerca d'impugnare la certezza.

I pirroniani, che non mirano ad altro, vi si adoperano inutilmente. Noi, pur essendo incapaci di darne giustificazione razionale, sappiamo di non sognare; e quell'incapacità serve solo a dimostrare la debolezza della nostra ragione, e non come essi pretendono, l'incertezza di tutte le nostre conoscenze. Infatti, la cognizione dei primi princípi - come l'esistenza dello spazio, del tempo, del movimento, dei numeri -, è altrettanto salda di qualsiasi di quelle procurateci dal ragionamento. E su queste conoscenze del cuore e dell'istinto deve appoggiarsi la ragione, e fondarvi tutta la sua attività discorsiva. (Il cuore sente che lo spazio ha tre dimensioni e che i numeri sono infiniti; e la ragione poi dimostra che non ci sono due numeri quadrati l'uno dei quali sia doppio dell'altro. I princípi si sentono, le proposizioni si dimostrano, e il tutto con certezza, sebbene per differenti vie).

Ed è altrettanto inutile e ridicolo che la ragione domandi al cuore prove dei suoi primi princípi, per darvi il proprio consenso, quanto sarebbe ridicolo che il cuore chiedesse alla ragione un sentimento di tutte le proposizioni che essa dimostra, per indursi ad accettarle.
Questa impotenza deve, dunque, servire solamente a umiliare la ragione, che vorrebbe tutto giudicare, e non a impugnare la nostra certezza, come se solo la ragione fosse capace d'istruirci.

Piacesse a Dio, che, all'opposto, non ne avessimo mai bisogno e conoscessimo ogni cosa per istinto e per sentimento! Ma la natura ci ha ricusato un tal dono; essa, per contro, ci ha dato solo pochissime cognizioni di questa specie; tutte le altre si possono acquistare solo per mezzo del ragionamento.

Ecco perché coloro ai quali Dio ha dato la religione per sentimento del cuore sono ben fortunati e ben legittimamente persuasi. Ma a coloro che non l'hanno, noi possiamo darla solo per mezzo del ragionamento, in attesa che Dio la doni loro per sentimento del cuore: senza di che la fede è puramente umana, e inutile per la salvezza.

Il cuore ha le sue ragioni, che la ragione non conosce.

lo si osserva in mille cose. Io sostengo che il cuore ama naturalmente l'Essere universale, e naturalmente se medesimo, secondo che si volge verso di lui o verso di sé; e che s'indurisce contro l'uno o contro l'altro per propria elezione. Voi avete respinto l'uno e conservato l'altro.

Forse che amate voi stessi in virtù della ragione?

B. Pascal, Pensieri 
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I pensieri senza contenuto sono vuoti, le intuizioni senza concetti sono cieche. 
L'intelletto non può intuire nulla, e i sensi non possono pensare nulla. 
Soltanto dal fatto che essi si uniscono può scaturire conoscenza.


I. Kant, Critica della ragion pura
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Non si può saper di esistere senza che si risveglino le voci emotive che lo rivelano: stupore, meraviglia, incanto. Così dice Heidegger.

Se mi limitassi alle sole voci emotive, però, non conoscerei la ragione della mia meraviglia; ma se analizzassi solo razionalmente le ragioni per cui dovrei meravigliarmi d'esistere, non mi meraviglierei certo.

Come fare per non morire senza neppure aver saputo d'esser stati vivi?



28° caso del Mumomkan:

Te shan, molto colto e brillantissimo nel commentare i testi buddhisti - ossia un accademico dell'epoca - visitò il maestro zen Lung t'an col quale si trovava in disaccordo (in realtà non era ancora illuminato).
Per un'intera sera tempestò il maestro di domande. Ad un certo punto, questi gli disse:
"È tardi: devi ritirarti. "
Te-shan salutò ed uscì, ma subito rientrò:
" Fuori è buio pesto."
Il maestro accese una torcia di carta arrotolata e gliela porse ;
Te-shan la prese e uscì accompagnato fuori dalla porta dal maestro.

Appena fuori, il maestro, con un soffio, spense la fiamma.

Te-shan fu illuminato.

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"Silenzio eloquentissimo, tenebre luminosissime…" 
- Pseudo Dionigi


Franco Bertossa
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Foto: finestre dello studio di Heidegger nella baita della Foresta Nera. Da qui contemplò il Mistero.


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