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Scoprirsi assoluto: non nato, non prodotto, non causato... io!

La non derivabilità della radice del pensiero

– Cosa sta alla radice del pensiero?
– Appunto.
– Cioè?
– Esatto.

Questo modo di mostrare il punto iniziale della conoscenza non è noto al di fuori dello Zen classico.

Io lo chiamo "medesimale".

Medesimale perché la domanda mostra la risposta mentre essa è posta e vissuta.
Non vi è un aspetto "altro" che abbia più potere di mostrare dello stesso domandare.

Vi è qualcosa che preceda la domanda?

Dunque no.

Ci affacciamo su ogni possibile mondo con un'energia perplessa e tesa a una maggiore compiutezza.

Uno stato sospeso in attesa di una quiete che, in qualche misura, sempre accompagna la risposta che segue il domandare.

Questo stato sospeso è il domandare – muto o articolato in pensieri e parole che sia.

Ad esso, normalmente, segue il rispondersi mentre, nella medesimezza, il domandare è già risposta.

Se si permane medesimamente nello stato dell'originario domandare, ci si rende conto che non può esistere distanza tra noi e il perdurante atto del domandare.

O può esistere?

Provo a guardare meglio: può esistere distanza tra me e questo dubbio?

Dunque no.

Come lo certifico?

Permanendo nella domanda e attingendo al sapere che si svela medesimamente in esso permanere.

Qui si svela qualcosa di impressionante.

Che non esiste la possibilità di vivere e dunque concepire se stessi come un che di derivato, "debole", relativo - cioè non assoluto.

Non è possibile altro che concludere che sono – nel mio principio pensante – assoluto.

E ognuno lo assuma per se stesso.

Io... assoluto.

Perché assoluto?

Perché non è lecito pensare – e ciò è sommamente chiaro MENTRE sono medesimamente nell'atto del domandare – di essere causalmente relato a un fattore che mi preceda.

"O posso?", mi chiedo mentre cerco di afferrare un antecedente il domandare (molto più chiaro se il domandare è nell'aspetto del dubbio).

Dunque non posso.

(Provare e riprovare la verifica medesimale)

Scoprirsi assoluto: non nato, non prodotto, non causato... io!

È un impatto a cui l'Occidentale non è più abituato.

Se provasse ad approfondire alla luce di questa certezza, potrebbe cambiare totalmente la propria visione del mondo.

Potrebbero accendersi in lui un altro interesse fondamentale, altri gusti, altre soddifazioni; un differente orientamento nella ricerca di amicizie, altri progetti e aspettative; altre gioie e altre insoddisfazioni.

Muterebbero totalmente la visione della scintilla di vita e della strettoia della morte.

E, infine, come a coloro che hanno vissuto in tale certezza per millenni, potrebbe sorgere la domanda se tale assoluto si ritrovi a vivere proprio gli eventi di questa vita per puro caso.

O se essi dipendano da ciò che assume e crede profondamente in quanto assoluto capace di pensiero.

Questo indaghiamo ad Asia in sessioni di estrema serietà, attraverso rigorosi dialoghi e meditazioni in silenzi cristallini.

Da quasi quarant'anni.

Molte vite sono cambiate radicalmente.

Alcuni partecipano da oltre trentacinque anni con l'entusiasmo dei principianti; altri hanno considerato di avere ricevuto abbastanza e si sono allontanati; nuovi praticanti si inseriscono e altri, di vecchia data, sono morti.

È una straordinaria avventura dello spirito e della consapevolezza.

Una vita più significativa ed entusiasmante non avrei potuto né concepirla né desiderarla.

Ogni giornata è pregna di quel contatto con l'assoluto al cui confronto ogni altra soddisfazione umana sbiadisce.

Non resta che tenere il cuore il più pulito possibile attraverso un quotidiano ringraziamento.

A chi?

Esatto.

.....

Foto: meditanti ad Asia Bologna

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