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La co-produzione condizionata

Dal mio post precedente, quello sull’esistenza oggettiva o meno dell’arcobaleno, sorgeva la questione del solipsismo, ovvero "esisto solo io e, se non guardo il mondo, esso non esiste, come non esistono altre coscienze oltre la mia."

Detta questione vien toccata di conseguenza ad una ancora più profonda, quella della "originazione dipendente" o “co-produzione condizionata” (pratitya samutpada) ed è a questa che l'amico Michel Bitbol si riferiva.

Egli faceva un parallelo tra la questione della misura in meccanica quantistica, dove, prima della misura, appunto, non ha senso dire che una certo modo di presentarsi o un comportamento di una particella esista, e una teoria filosofico-sapienziale buddhista risalente a Nagarjuna (II-III secolo dopo C.).

In tale teoria si sostiene che nulla esista intrinsecamente.

(È, tra l'altro, l'esatto contrario di ciò che sostiene Emanuele Severino)

OGNI fenomeno si mostra in quanto coprodotto da molteplici fattori e SOLO così.

E i fattori che lo compongono, a loro volta, sono co-prodotti e così via, fino a realizzare che NULLA esiste senza essere co-prodotto.

È la mente che attribuisce (in linguaggio tecnico buddhista, “imputa”) l’apparente esistenza intrinseca ai fenomeni, portando all’illusione della loro permanente stabilità o, alla Severino, al loro essere.

Il caso dell’arcobaleno voleva solo semplificare tale tesi.

Luce, gocce sospese, guardare (imputare).

Senza uno di questi (almeno) tre co-fattori, arcobaleno non si dà.

Qualcuno potrebbe dire “basta una macchina fotografica”.
No, perché una foto è un altro fenomeno, co-prodotto da altri co-fattori: carta, emulsione, inchiostro, ecc.

La questione del solipsismo che sorge radicalizzando l’esempio del post precedente, è meno radicale in quanto, per i seguaci della scuola Madhyamika, o della Via di Mezzo (tra nulla e essere intrinseco), neppure l’io ha esistenza intrinseca.

Dunque, per concludere: l’arcobaleno esiste solo se la mente imputa la sua esistenza sulla base di co-fattori, ciascuno dei quali ha, a sua volta, esistenza solo se la mente gliela imputa sulla base di altri co-fattori, ecc.

Ma, di per sé, intrinsecamente, nulla di ciò che vedete ed esperite ha esistenza propria.

(Il problema se la mente essa stessa esista intrinsecamente va affrontato in meditazione.)

Foto: Michel Bitbol e il Dalai Lama tra quanti e Vacuità.


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