asia
12 Giugno 2015

"La pietà del pensiero" di Francesca Brencio

                  

                     Martin Heidegger e i Quaderni Neri

            «Se c'è un silenzio che proviene dalla vigliaccheria tipica dell'essere umano incapace di riconoscere il proprio errore e con esso il male generato di cui si era più o meno consapevoli, c'è altresì un silenzio che nasce dalla vergogna, la quale sconta nell'esistere il non detto e il troppo rumore che intorno ad esso si crea. 

Come si colloca dunque la Judenfrage nel pensiero di Heidegger? Quali responsabilità si possono ascrivere al filosofo davanti all'orrore dell'Olocausto?»

                                                                                          F. Brencio

La pietà del pensiero. Heidegger e i Quaderni Neri (Aguaplano – Officina del libro, 2015) è un libro polifonico che raccoglie gli scritti di studiosi italiani e stranieri intorno agli Schwarze Hefte di Martin Heidegger. Il libro nasce da un confronto radicale con i volumi 94-97 della Gesamtausgabe, confronto che ha coinvolto per oltre un anno gli studiosi invitati a scrivere sulle recenti pubblicazioni della Klostermann Verlag, impegnando tutti in traduzioni ed esegesi di alcuni passi fondamentali per la comprensione dei nuclei tematici più delicati delle Überlegungen e delle recenti Anmerkungen. Pur partendo da presupposti distinti del proprio percorso di ricerca su Heidegger, gli studi raccolti in questo libro hanno in comune il medesimo orizzonte: la volontà di comprendere la collocazione dei “quaderni” heideggeriani all’interno del cammino di pensiero dell’autore non solo in termini storici ma soprattutto ermeneutici, e la consapevolezza che ogni interpretazione qui fornita rimane aperta ad ulteriori approfondimenti, sia attraverso il materiale in corso di pubblicazione da parte della Klostermann, sia attraverso i contributi di altri studiosi. Il libro offre al lettore italiano preziosi estratti in traduzione italiana dai Quaderni Neri in luce della specificità che ogni studioso ha voluto trattare attraverso il proprio contributo. Questa prerogativa fa del libro un utile strumento con cui avvicinarsi allo studio dei volumi 94-97 della Gesamtausgabe e attraverso cui guidare il lettore all’interno del delicato dibattito intorno ai Quaderni heideggeriani, sul quale la polemica sembra aver il primato a discapito della comprensione dei testi.

Gli Schwarze Hefte di Martin Heidegger, in corso di pubblicazione dal Febbraio 2014, continuano a richiamare l’attenzione della stampa internazionale e di tutto il mondo universitario, riportando in auge quello che è noto agli interpreti come il “caso Heidegger”, cioè l’adesione del filosofo al nazionalsocialismo, il suo appoggio al partito nazista, le sue compromissioni con questo e, non in ultimo, il suo antisemitismo. Proprio quest’ultimo aspetto, cioè le affermazioni antisemite contenute nei volumi pubblicati la scorsa Primavera, sono ciò che attrae maggiormente il lettore e che alimenta schiere di accusatori ed apologeti, mettendo in primo piano la tentazione di rintracciare la verità piuttosto che l’esigenza di comprendere. Chiunque si perita nel filosofare sa che tentazioni di questo genere scambiano la pretesa di aver ragione con il bisogno di ragione, espressione quest’ultima che dovrebbe richiamarci alla lezione kantiana. Eppure, la delicata vicenda dei Quaderni heideggeriani e la sua ricezione a livello internazionale riducono la complessità dei temi trattati nei volumi pubblicati dalla Klostermann ad una mera faccenda da gossip, come si se volesse spiare dal buco della serratura il pensiero e la vita di Heidegger, pensando di avere a che fare con dei diari che contenessero chissà quali verità. Questa modalità di avvicinarsi al testo heideggeriano rischia di guidare su sentieri che non solo si interrompono nel bosco (per usare un’espressione nota dell’autore) ma che inesorabilmente conducono verso precipizi nei quali si rischia di cadere a causa di un terreno fin troppo friabile: cuique interpretandi usu suo.

Se in un qualche modo la filosofia ha a che fare con l’esercizio della parresia, che non solo è “amore per la parola” ma esercizio alla verità, nei termini di un tendere ad essa, allora occorre confrontarsi con i volumi 94- 97 della Gesamtausgabe nella loro interezza, sforzandosi di entrare non solo nella cornice storica in cui sono stati redatti, non solo tenendo presente la formazione del Denkweg heideggeriano in quegli anni, ma anche la molteplicità e la complessità dei temi che li caratterizzano, senza ridurli ad un unico denominatore comune; nello specifico, la questione antisemita, la quale, pur attraendo ed incuriosendo il lettore, occupa nei quattro volumi sovra menzionati uno spazio esiguo di cui si rende ragione in questo libro. Detto diversamente, gli Schwarze Hefte non sono un trattato di antisemitismo, non sono le confessioni di un filosofo sull’antisemitismo, e non sono nemmeno il tentativo mal costruito di giustificare l’adesione al regime nazionalsocialista da parte di Heidegger. Gli Schwarze Hefte sono piuttosto una sorta di cantiere a cielo aperto attraverso cui la filosofia di Heidegger si viene costruendo: per questo motivo essi non possono essere letti isolandoli dalla produzione heideggeriana poiché proprio questo loro carattere di work in progress getta luce sulle opere e sui corsi a cui Heidegger stava lavorando in quegli anni. Anche per questo motivo mi sembra corretto pensare che le Überlegungen e le recenti Anmerkungen non abbiano un carattere interpretativamente maggiore rispetto a quello che hanno altri lavori del filosofo, poiché al loro interno leggiamo anche semplici opinioni, mere impressioni personali, che non hanno nulla a che vedere con l’unico vero tema della meditazione heideggeriana: la domanda sul senso dell’essere. I Quaderni heideggeriani mostrano dunque come l’uomo e il filosofo siano immersi nelle vicende storico politiche della propria epoca e come queste vengano pensate in riferimento al ruolo che la filosofia deve occupare nelle faccende umane; in tal senso, l’indiscusso protagonista degli Hefte è allora la filosofia e il suo inattuale esercizio.

I Quaderni Neri raccolgono considerazioni preziose sui fatti del Rettorato 1933/1934, sull’adesione al Nazismo e sulla conseguente rottura con esso, sulla figura di Hitler e sulle aspettative riposte in quel clima politico. Presentano la Seinsfrage e l’esigenza dell’oltrepassamento della metafisica con la stessa insistenza che caratterizza le altre opere di Heidegger. In questi libri veniamo leggendo l’insoddisfazione di Heidegger per la domanda ontologica che viene rimossa dalla filosofia a lui contemporanea; scorgiamo il sentiero che da Platone ad Hegel conduce verso lo smarrimento della Seinsfrage riducendo la domanda sull’essere ad una semplice antropologia o ancor peggio alla “filosofia dell’esistenza”; intendiamo il disappunto verso il vociferare intorno ad Essere e tempo senza un’effettiva comprensione di quell’opera e del nesso che lega l’essere al nulla; ascoltiamo la presa di distanza di Heidegger da Sartre; comprendiamo la relazione fra essere, verità e fondamento; osserviamo la situazione attuale della scienza e dei concetti scientifici, dietro cui si perde la filosofia; torniamo alla meditazione dei greci attraverso cui Heidegger inizia a intuire una via d’accesso al problema ontologico fondamentale; leggiamo i primi appunti sulla relazione che lega il poetare al filosofare; intendiamo perché la filosofia occidentale è consegnata all’oblio dell’essere e la metafisica sia destinata al tramonto; sentiamo la preoccupazione dell’autore per la situazione dell’Università e della ricerca scientifica, ridotta ad un mero “onere impiegatizio”; scorgiamo la critica al cristianesimo ed al socialismo come sintomi più evidenti di una modernità destinata ad auto-estinguersi; ci accorgiamo della nascente critica alle masse e iniziamo a vedere il filosofo prendere nota dello scenario politico del suo tempo, con l’occhio attento di chi coltiva aspettative e speranze nell’ascesa del nuovo partito. Le osservazioni sul destino dell’Università e della filosofia si contendono lo spazio con le riflessioni sul popolo tedesco, sul comunismo, sulla tecnica, sull’insegnamento ridotto ad un’organizzazione, come ogni attività della vita - vera e propria organizzazione del nichilismo. La critica al concetto di Europa, alla Machenschaft e all’imbarbarimento della filosofia si alternano alla questione del pensare e del nuovo inizio del pensiero. Le riflessioni su Nietzsche, Platone, Hölderlin si affiancano alle considerazioni su Essere e tempo ed alla dura critica alla “filosofia dell’esistenza”. I fatti riguardanti la sua “denazificazione” e il ruolo della chiesa in questa operazione in riferimento alla sua persona; la brutalità del terzo Reich e i giochi dei “borghesi” all’interno dell’Università di Freiburg; la bomba atomica, la Germania occupata dagli americani, l’escatologia dell’essere e lo stato di soggiogamento a cui il popolo tedesco è ridotto; la critica al concetto di organizzazione, le accuse alla modernità, incapace di pensare e risollevarsi dallo stato di piattezza in cui si trova: questi sono solo alcuni dei molteplici temi che i Quaderni contengono e che gli interpreti sono chiamati ad esplorare.

Gli Schwarze Hefte mostrano come alcuni di questi argomenti siano dei fatti biografici chiari, e al medesimo tempo come meno chiare siano le implicazioni filosofiche che questi fatti hanno nel pensiero di Heidegger, implicazioni che aspettano ancora di essere dimostrate. In assenza di una cornice ermeneutica a cui far riferimento e che facilmente alimenta polemiche, fra le quali la più vistosa è il fallimento della filosofia continentale rispetto all’analitica di fronte all’ “affaire Heidegger”, dimostrare le implicazioni filosofiche delle convinzioni personali di Heidegger è la scommessa maggiore che attende gli interpreti dei Quaderni Neri.

Francesca Brencio

F. Brencio (a cura di), La pietà del pensiero. Heidegger e i Quaderni neri, Aguaplano 2015

Isbn 978-88-97738-55-8

394 pagine

Brossura

20,00 euro

[http://aguaplano.eu/index.php?content=brencio_pieta_catalogo]

Dalla sinossi:

Heidegger è stato antisemita? Di che tipo di antisemitismo si tratta? La Judenfrage è davvero il cuore degli Schwarze Hefte? Che tipo di responsabilità si possono ascrivere alla filosofia di Heidegger davanti all’orrore dell’Olocausto? Perché questa ossessione solo per il “caso Heidegger” e non nei confronti di altri filosofi, dichiaratisi apertamente antisemiti e nazisti? E perché questo diffuso anti-heideggerismo di ritorno? Come collocare l’interpretazione di Heidegger nella storia della filosofia dopo la pubblicazione dei Quaderni Neri? Ha senso pronunciare ora, allo stato attuale della pubblicazione dellaGesamtausgabe, giudizi definitivi o tentare ricostruzioni a posteriori?
Queste sono alcune delle domande alla base del libro.
Il lavoro sulle 
Überlegungen II-XV e sul recentissimo volume delle Anmerkungen I-V ha rappresentato un’occasione importante per praticare un’ermeneutica scrupolosa e libera da ideologie di ogni sorta; per riflettere sui molti temi contenuti nei Quaderni Neri e problematizzarne le domande radicali, rinunciando alla dicotomia delle risposte che vedono gli interpreti dividersi fra apologeti e detrattori. Ciò che è emerso da questo lavoro è che il pensiero di Heidegger, anche quello caratterizzato dalle affermazioni più abissali e dal buio della storia che le ha alimentate, è qualcosa di più dell’affaire Heidegger. Forse Gadamer non ha mai avuto torto: «Se uno è convinto di essere “contro” Heidegger – o anche se crede semplicemente di essergli “favorevole” – si rende ridicolo. Non è così semplice passare davanti al pensiero».

All’interno del volume, saggi di Paolo Beretta, Francesca Brencio, Sonia Caporossi, Marco Casucci, Francisco Gómez-Arzapalo y V., Michael Kraft, Luis Alejandro Rossi, Ángel Xolocotzi Yáñez.

Francesca Brencio, PhD in Filosofia e Scienze Umane, è Adjunct alla School of Humanities and Communication Arts della University of Western Sydney (Australia) e Postdoctoral Research Fellow alla Albert-Ludwigs Universität in Freiburg (Germania) sotto la supervisione di Andrzej Wierciński della Theologische Fakultät. Dal 2000 al 2007 ha collaborato con la cattedra di Estetica dell’Università degli Studi di Perugia, sotto la guida di Anna Giannatiempo Quinzio. Studiosa di Martin Heidegger, negli ultimi anni ha concentrato la sua attenzione sul rapporto tra il pensiero di Heidegger e l’idealismo tedesco, con particolare riguardo al posto occupato da Hegel nella speculazione heideggeriana. Dal 2012 il suo campo di ricerca si è spostato sulla relazione fra l’analitica esistenziale heideggeriana, la psichiatria e la psicologia. È membro della Sociedad Iberoamericana de Estudios Heideggerianos (SIEH), dell’International Institute for Hermeneutics, della Nordic Society for Phenomenology, della British Society for Phenomenology, della Internationale Hegel-Gesellschaft in Berlin e della Sociedad Española de Estudios sobre Hegel. Accanto a numerose pubblicazioni in riviste italiane (fra cui «Giornale di Metafisica», «Estetica», «Davar») e internazionali (fra le quali «European Psychiatry», «Studia Philosophiae Christianae», «The Humanistic Psychologist», «Folia Medica»), si ricordano le due monografie La negatività in Heidegger e Hegel (Aracne, Roma 2010) e Scritti su Heidegger (ivi, 2013). È fra gli autori del The Oxford Handbook of Phenomenological Psychopathology (Oxford University Press, Oxford 2016).


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