asia
08 Febbraio 2015

Per il Museo Morandi

Riportiamo un intervento della Prof.ssa Marilena Pasquali, nostra ospite in occasione della Giornata Morandiana.

Argomento: Arte, Attualità

«Morandi merita un museo nel cuore di Bologna»: questo affermava dall’alto della sua indubitabile autorevolezza Cesare Brandi, scrivendo il 23 dicembre 1983 un articolo sul “Corriere della Sera” a sostegno della necessità di un istituto monografico che potesse conservare e promuovere l’arte di Morandi, uno dei maggiori artisti del XX secolo, al centro della città che ha fatto da cornice alla sua vita e che tanta importanza ha avuto per lo sviluppo della sua ricerca.

Esattamente dieci anni dopo, il 4 ottobre 1993, il museo auspicato da Brandi (come da tanta parte della cultura italiana e internazionale), si è aperto proprio nel cuore di Bologna, in quel Palazzo d’Accursio che rappresenta ancor oggi il luogo per eccellenza dell’identità cittadina.

Ma fin dai suoi primi passi il Museo Morandi a Bologna non ha avuto vita facile: per ragioni non sempre immediatamente comprensibili (antichi rancori e incomprensioni artistiche; timori di “scavalcamenti” in risultati e popolarità; e, soprattutto, giochi di potere e interessi di parte) settori influenti dell’intellighentia locale lo hanno sempre contrastato, facendo di tutto perché non decollasse, prima, e venisse ridimensionato poi, quando – anno dopo anno e fino al 2001 – ha dimostrato con le sue 250 iniziative in 8 anni di giocare un ruolo non secondario nella vita culturale ed economica della città, da un lato proponendo in tutto il mondo l’arte morandiana e dall’altro affermando il museo bolognese come importante tassello in un mosaico di rapporti internazionali.

Tutto ciò dava fastidio, molto fastidio e così a poco a poco le nubi si sono addensate sul museo fino a compattarsi in un grigio uniforme che non lasciava più passare la luce; gli amici a poco a poco hanno perso forza, mentre gli avversari ne acquistavano, secondo la dissennata tendenza italiana a metter da parte persone e iniziative valide, per favorire intrecci d’interessi e sudditanze di potere.

Nel 2001, con l’assorbimento del Museo Morandi nella Galleria d’Arte Moderna e il cambio di direzione, le luci si sono spente sul museo, la sua vita si è fatta sempre più sonnolenta… in attesa che una nuova generazione si dimenticasse di quanto era stato fatto fino a quel momento e quindi, finalmente, non ponesse ostacoli alla chiusura. Già nel 2002 gli amministratori (Guazzaloca e Deserti in testa) ci avevano provato, ma il ricordo di quanto era stato fatto fino all’anno prima era ancora troppo fresco e quindi si levarono autorevoli scudi contro questa decisione.

Nel 2012, con la scusa dei lavori sul tetto del palazzo, i “nuovi” responsabili (che, in realtà, sono sempre gli stessi, a iniziare dal presidente dell’Istituzione GAM, Lorenzo Sassoli de’Bianchi, e dal direttore Maraniello, “creatura” dell’ex direttore Danilo Eccher) hanno trasferito le 252 opere di Morandi al MAMbo, assicurando che di lì a un anno, un anno e mezzo, a lavori terminati, tutto sarebbe ritornato alla sede originale. Solo quest’anno hanno scoperto le loro carte, con dichiarazioni che non lasciano dubbi sulla loro volontà di tenere definitivamente le opere di Morandi al MAMbo, in dispregio della volontà di Maria Teresa Morandi – l’ultima sorella dell’artista a cui si deve concretamente la nascita del museo, con la donazione di ben 118 opere, lo studio, la biblioteca e la raccolta d’arte antica del fratello –  e anche in dispregio dell’evidente danno arrecato alla città, privata in tal modo di uno dei suoi gioielli, quel Museo Morandi così attivo e visitato da appassionati italiani e stranieri.

Ma i giochi sono ancora aperti, il Centro Studi Giorgio Morandi tiene desta l’attenzione della città, tropo spesso distratta e indifferente, sul problema della riapertura del Museo. Questo non è dunque il momento di allentare l’attenzione o di ritirarsi da una campagna che può ancora portare al ritorno del Museo Morandi in Palazzo d’Accursio. Anzi, è il momento di insistere.

Un appello lanciato dal Centro Studi Morandi sulla piattaforma in rete “change.org” ha già raccolto quasi mille firme (che via via vengono spedite al Sindaco e all’Assessore alla Cultura). Ma non basta, bisogna fare di più, far sentire la voce di tutti coloro che non solo amano l’opera morandiana, ma la considerano patrimonio civico e segno dell'identità cittadina. 

È sufficiente andare sul sito “change.org/morandi” e aggiungere la propria firma all’appello «A 50 anni dalla morte di Giorgio Morandi Bologna si è già dimenticata di lui, cancellando il suo Museo. Vogliamo il Museo monografico di Giorgio Morandi in Palazzo d'Accursio».

Ogni firma è fondamentale, mille sono ancora troppo poche, ognuno può dare il proprio contributo. Perché rischiare di perdere, per la miopia di alcuni, un patrimonio di bellezza e di riflessione che può aiutare tutti a vivere meglio e in modo più consapevole?

 

              Marilena Pasquali                                                                16 dicembre 2014


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