asia
26 Ottobre 2013

Addio al Colle de "L'infinito"?

Quindi non havvi assolutamente buon tuono, o egli è cosa così vaga, larga e indefinita che lascia quasi interamente in arbitrio di ciascuno il suo modo di procedere in ogni cosa. Ciascuna città italiana non solo, ma ciascuno italiano fa tuono e maniera da sé. Non avendovi buon tuono, non possono avervi convenienza di società (bienséances). Mancando queste, e mancando la società stessa, non può avervi gran cura del proprio onore, o l’idea dell’onore e delle particolarità che l’offendono o lo mantengono e vi si conformano, è vaga e niente stringente. Ciascuno italiano è presso a poco ugualmente onorato e disonorato.

Giacomo Leopardi, da Discorso sopra lo stato presente dei costumi degl'Italiani

Così tra questa immensità s'annega il pensier mio: / e il naufragar m'è dolce in questo mare.

Giacomo Leopardi, da L’infinito

“Sempre caro mi fu quest’ermo colle…”. Si tratta del colle dell’Infinito, caro a Giacomo Leopardi, poeta, filosofo, scrittore italiano. Da alcuni è considerato il più grande poeta italiano dell’Ottocento. Oggi, il colle che ispirò al Poeta italiano uno dei suoi componimenti più famosi è a rischio: lì dove Leopardi soleva sedersi per meditare ispirato dal paesaggio sorgerà infatti un residence. Il fatto è possibile perché una legge ha consentito il cambio di destinazione d’uso dell’area che era prima zona rurale; all’iniziativa, portata avanti dal privato proprietario dell’area, si oppone la Sovrintendenza della Regione Marche, che, dopo aver perso un ricorso al TAR, ha fatto ricorso al Consiglio di Stato, spalleggiata dall’associazione Italia Nostra.

ASIA.it ha raggiunto il presidente per le Marche di Italia Nostra, Maurizio Sebastiani, che ha raccontato come sono andati i fatti. 
Tutto è cominciato quando è stata cambiata la destinazione d’uso del terreno: da allora il privato, la signora Anna Maria Dalla Casapiccola, che risponde alle redazioni che riportano la notizia tramite il suo avvocato, ha deciso che è un suo diritto ristrutturare la casa rurale che sta sul colle per farne un residence e non c’è modo di farla tornare sui suoi passi. Certo l’idea del “residence del colle dell’Infinito” a livello commerciale è piuttosto promettente: immaginate un fine settimana a mirare ciò che mirava Leopardi... Con un piccolo particolare: in esclusiva, a pagamento e rovinando il paesaggio, la memoria, la natura poetica e la storia di quel luogo per sempre. Un luogo che, fino a prova contraria, è ancora bene comune degli Italiani e non bene esclusivo della signora Dalla Casapiccola, che pure è proprietaria del terreno.

Eppure il ricorso al Tar è stato vinto: come mai? Il TAR ha giudicato le ragioni della Sovrintendenza come “motivazioni apparenti”. C’è da dire che il giorno dell’udienza al TAR la Sovrintendenza non si è presentata affatto; ne ignoriamo i motivi, ma immaginiamo che questo non debba aver deposto a favore della difesa del Colle. Nello specifico, la Sovrintendenza parla di aumento di cubature e la proprietaria del terreno nega: il fatto è che non aumenteranno le cubature totali, perché alla casa rurale saranno aggiunti i metri cubi di altri edifici più piccoli, come fienile e attrezzeria, stando a quello che ci ha raccontato il presidente di Italia Nostra, e quindi i cambiamenti ci saranno. Ma non ci vuole molto a capire che fra un residence con garage interrato e una casa rurale c’è differenza. Questo solo se la considerazione viene condotta a livello di paesaggio e in questo caso le valutazioni estetiche cozzano chiaramente con quelle di sviluppo economico.

Chissà cosa direbbe il Poeta se potesse assistere a tutto ciò: forse ci porterebbe a camminare fra le ginestre del Vesuvio, e ammonirebbe, “Qui mira e qui ti specchia, Secol superbo e sciocco”. Intanto a noi non resta che sperare nella saggezza del Consiglio di Stato, per non perdere una testimonianza di Colui che ha guardato profondamente quanto pochi nel mistero della condizione umana, regalandoci la possibilità di cogliere l’uomo nella sua folle corsa verso il “progresso” e aprendoci, ogni volta, ad una dimensione più umana.


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