asia
21 Ottobre 2013

Salvare la Storia dell'Arte, salvare Storia, Pensiero e Bellezza

Argomento: Arte, Educazione, Società

È difficile iniziare a scrivere un articolo in favore del ripristino dell'insegnamento della Storia dell'Arte senza citare, e non certo per eccesso di nazionalismo, un certo "gusto italiano" facilmente riconoscibile non solo in patria ma, per chi non è avulso da mete internazionali, anche all'estero.

A chi non è capitato, trovandosi all'estero, di riconoscere un italiano semplicemente scorgendolo passare?

Sarà anche per quell'innata capacità di abbinare con un certo gusto (quando diciamo “certo gusto” ci riferiamo a quello estetico e, chissà perché, ci capiamo) scarpe, vestiti, borsa e cappello?

Perché grandi attori, cantanti e registi (cosiddetti vip), sfilano sui famosi red carpet o partecipano a gran gala e premiazioni eminenti, con abiti di stilisti soprattutto italiani?

Perché oggi, in Italia, persino una classe di adolescenti in simbiosi con un iPhone, resta stupita e incredula quando si aggira tra le rovine sotterranee di città con oltre duemila anni di storia?

Perché anche una persona priva di educazione artistica, con una istruzione media, invitata ad un matrimonio nella Basilica Paleocristiana (Santa Maria Annunziata) di Paestum, può dire con orgoglio di esserci stata?

Andando di fretta o prendendo l'autobus molti di noi camminano sopra secoli di Storia chiamati strade, vedono muri (e mura) che hanno attraversato epoche e restauri, ospitare mesti uffici, università, teatri, botteghe, musei, chiese, discoteche, ristoranti... mentre veniamo educati dai muri stessi, da fregi medievali, colonne neoclassiche, portici settecenteschi, facciate gotiche e angoli di strade secolari.

Eppure, uno dei messaggi più popolari, o almeno ciò che è passato, della Riforma Gelmini del 2009 è stato quello di definire la Storia dell'Arte come una materia desueta, barbosa, inattuale dunque inutile, troppo settoriale, insomma, che non crea profitto, almeno secondo una concezione della formazione unicamente “tecnicista”.

Come se la tecnica, il profitto, lo sviluppo economico e la nuova imprenditorialità non traessero linfa dall'humus delle idee, che avvengono sì per intuizione, ma solo se vi è una base solida ed un terreno di pensiero fertile cui attingere.

Fino a pochi anni fa, le scuole italiane erano le uniche in Europa ad insegnare la Storia dell’Arte: una tradizione ormai di lunga data vigeva da novant'anni, grazie alla riforma Gentile del 1923 [1]. Riguardo l'attualità, poi, sappiamo quanto occorra saper creare ponti tra passato e presente, e che la Storia, tutta e non solo quella dell'Arte, insegna venendo in aiuto nei momenti più impensabilii grazie alla memorizzazione durante gli anni di studio e alla visualizzazione delle immagini. E' così possibile, ad esempio, spiegare ai ragazzi che l'origine del marchio di una scarpa Nike è avvenuto quando un giovane mezzofondista americano sognò la dea greca della vittoria Nike, mentre il simbolo, la virgola, è in realtà "un fruscio che aleggia come soffio divino" [2]. Per citare solo il primo contatto con questa affascinante materia avvenuto ormai circa vent'anni fa all'ingresso di quell'eclettico e variegato mondo che è stato per la sottoscritta il Liceo Artistico Sperimentale.

Parrebbe che quel gusto quasi spontaneo che citavo all'inizio abbia radici antiche e, per quanto riguarda il mondo occidentale, nasca nel centro-sud dell'Europa.

Ciò che ha generato forme di pensiero e precorso i tempi del rigore filosofico è riuscito, attraverso le doti di grandi artisti, a compiere quella miracolosa e unica operazione che viene definita come la nascita di un'avanguardia: intuire cosa sente una civiltà prima che venga ufficialmente riconosciuto e saperlo rappresentare con un linguaggio non verbale.

Dall'Illuminismo in poi, in epoca moderna (dall'estetica Kantiana alla nascita rivoluzionaria di una teoria speculativa dell'Arte con Schlegel, Novalis, Schelling, Hegel), vi è stato il fenomeno delle cosiddette avanguardie [3]: sorte dal coraggio di pionieri dalla profonda, abissale visione, spesso di matrice esistenziale, le quali hanno segnato una rottura nel modo dominante di sentire che solo successivamente è stata riconosciuta dagli intellettuali dell'epoca come una transizione del pensiero.

La nascita della Storia dell'Arte come disciplina può sorgere solo se viene riconosciuta prima l'esistenza della Storia come ambito del dispiegarsi di un operare umano che traduce un pensiero ed un sentimento fondamentali e può, secondariamente, essere valorizzata e apprezzata se esiste una civiltà che della Storia ne abbia cognizione, tradizione, studio, ricerca, o più semplicemente un passato abbastanza remoto cui potersi riferire sempre. Una cosiddetta Memoria Storica che si struttura sì in base a quanto appreso sui testi scolastici, oggi sul web e sempre meno tramandata da una generazione all'altra, ma moltissimo di tale memoria in Italia è costituito dal patrimonio “visivo”.

Camminare nelle piazze italiane (e penso a Piazza Maggiore a Bologna, Piazza Santa Croce a Firenze, Piazza Trento e Trieste a Padova, Piazza Vecchia a Bergamo Alta, Piazza Duca Federico a Urbino, ed altre ancora) permette ancora oggi di vivere un'autentica esperienza metafisica come fu quella di Giorgio De Chirico allorché si accinse a dipingere L'enigma di un pomeriggio d'autunno (1909-1910).

Inutile ricordare come la Storia dell'arte in quanto disciplina sia squisitamente europea, in quanto generata da categorie di pensiero associate ad un bisogno primigenio che non sono invece sorti in altre parti del mondo, sebbene come impostazione teorica e sistema di ripartizione la Storia dell'Arte sia adattabile ad ogni Paese e tradizione culturale [4].

In Italia si passa dall'educazione artistica delle scuole medie ad una vera e propria Storia dell'arte nelle scuole superiori, che spesso, se ben introdotta, aiuta gli studenti a costruire un senso critico del presente facendo maturare un senso civico per l'avvenire. Solo se le giovani menti, anche improntate ad uno studio tecnico, vengono tenute aperte ad un approccio estetico (e dunque un certo modo di guardare il mondo e di intenderlo che precede la visione tecnica) c'è anche la possibilità che si apra il canale della creatività: ovvero saper riprogettare il futuro, in qualsiasi ambito, perché “seduti sulle spalle di un gigante” . Le grandi idee sorgono a partire da domande che chiedono l'ampliamento di un ambito che è già conosciuto: per lanciarsi in una nuova impresa, in una ricerca o un approfondimento, così come per costruire un lavoro è necessario saper pensare a partire da ciò che già c'è.

Senza Storia dell'Arte come si potrà stabilire se un'opera è effettivamente Arte oppure è mera provocazione?

Cosa significa rinunciare a questa possibilità in un indirizzo Grafico di un Liceo Artistico? E come sarebbe invece se la comunicazione, la pubblicità e la cultura dell'immagine avessero un contesto cui attingere, consapevoli di una storia dell'iconografia millenaria che ha letteralmente plasmato le nostre menti e attraverso la quale ancora guardiamo?

Come sarebbe recuperare Storia dell'Arte in un istituto Turistico-Alberghiero, per tutti quegli studenti che si accingono ad ingegnarsi per avviare una potenziale attività?

Sarebbe allora possibile distinguere un filone storico da un altro, Umanesimo da Rinascimento, Moderno da Contemporaneo ed apprezzarne quelle peculiarità su cui investire perché patrimonio unico.

Sarebbe possibile valorizzare dei beni facendo emergere il pensiero che ne stava alla base ed avviare un tipo di turismo culturale, ad esempio.

Ecco cosa succede nonostante quanto sottolineato dall’UNESCO e dall’Unione Europea, e sancito nell’art. 9 della nostra Costituzione: "L'attenzione al patrimonio artistico e la sua tutela e valorizzazione sono componenti essenziali dell'educazione alla cittadinanza e della maturazione dei giovani e dunque valori prioritari per il nostro Paese".

Questo accade nel post moderno, come un capolinea cui siamo consegnati.

È tuttavia utile ricordare che le acque in Francia si sono mosse e dal 2008 è stato reso obbligatorio l’insegnamento della Storia dell’Arte dalla scuola primaria a tutti gli indirizzi educativi di ogni ordine e grado, mentre la convenzione quadro del Consiglio d’Europa del 2005, rivista nel 2011, afferma quanto segue: "La conoscenza e lo studio del Patrimonio storico-artistico rientrano nel diritto di partecipazione dei cittadini alla vita culturale e al lavoro, come definito dalla Dichiarazione universale dei Diritti dell’Uomo". Indicazioni preziose che l'Italia non possiamo dire abbia ignorato, ma che neppure ha totalmente messo in pratica. Anzi.

Col Decreto Gelmini, infatti, negli Istituti Tecnici e Professionali la riduzione dell'insegnamento di Storia dell'Arte è stato drammatico: nell’indirizzo Turismo la disciplina è stata eliminata nel biennio e compare con due ore settimanali nel solo triennio, mentre negli Istituti Professionali è stata del tutto soppressa. Eliminate le tre ore settimanali per i corsi di Grafica e le sei ore per l’indirizzo Moda, cancellate due ore a settimana per l’Alberghiero-Turistico dove erano già insufficienti, ma grazie alla circolare ministeriale del 23 gennaio 2012 sopravvive l’indirizzo di Promozione commerciale e pubblicitaria, dovuta ad un ripensamento del Ministero che ha reintrodotto, nel triennio, 66 ore all’anno di Storia dell’arte.

Anche nei Licei Classici, al Ginnasio, la Storia dell'arte non è più prevista .[5]

Inoltre è stato eliminato l’indirizzo "Beni Culturali" al Liceo Artistico, dove vi è una riduzione delle ore dedicate alla disciplina: da sette a tre (in un Paese in cui, solo per dar dei numeri, possiamo vantare circa 5.668 Beni Immobili Archeologici, 4.739 musei e istituzioni similari, 46.025 beni architettonici vincolati,12.388 Biblioteche, 49 siti culturali italiani, il numero maggiore al mondo, patrimonio mondiale UNESCO, circa il 70% dei beni storico archeologici del Pianeta) [6]. Infine, dobbiamo segnalare i geometri che si occupano di case, ambiente e territorio: Storia dell’Arte non compariva nel programma annuale né prima della riforma né dopo. La riforma Gelmini ha fatto scomparire perfino gli Istituti d’Arte e per far rientrare il bilancio ha soppresso addirittura la materia che ha salvato storia, documentazione e memoria di tutta la cultura antica e moderna: la Catalogazione dei Beni culturali.

È solo dovuto alla famosa spending review, questa sterile visione di un impossibile sviluppo che unisca cultura a formazione (per essere dunque educazione), o c'è un piano costruito ad hoc che, verrebbe proprio da pensare, sta colpendo al cuore l'Italia e, attraverso la Storia dell'Arte, le radici stesse del sentimento fondamentale nel quale nasciamo e cresciamo?

Il 12 aprile 2012 una seduta al Senato è stata dedicata alla reintroduzione dell’insegnamento della Storia dell’Arte: le mozioni 479 e 611 presentate da Rutelli e da altri senatori hanno ottenuto il consenso di tutti i partiti, un fatto anomalo e perciò degno di nota. Immediato il sostengo del FAI: "Questa iniziativa – spiega il Presidente della Fondazione, Ilaria Borletti Buitoni – è fondamentale per sollecitare nei giovani la consapevolezza del patrimonio identitario del nostro Paese".

La mozione è una richiesta corale al Governo per reintrodurre le ore dedicate alla Storia dell’Arte oggi cancellate e restituirle un ruolo fondamentale nell’educazione e nella maturazione dei giovani.

Sul sito del Fondo per l'Ambiente Italiano si leggono in particolare i punti richiesti nelle due mozioni al Governo: riattivare l'indirizzo "Beni Culturali" nel percorso dei licei artistici (indirizzo Grafico nell'indirizzo sperimentale "Michelangelo"), di reintegrare le ore eliminate dai nuovi ordinamenti della scuola secondaria superiore; di reintrodurre l'insegnamento della storia dell'arte nel ginnasio; di inserire l'insegnamento della materia nella scuola primaria. Inoltre si chiede di incoraggiare la fruizione del patrimonio storico e artistico nel corso dell'intero periodo formativo degli studenti italiani favorendo il dialogo con gli enti territoriali e, cosa non meno importante, di sostenere lo scambio di buone pratiche nel campo della didattica della storia dell'arte anche attraverso progetti internazionali [7].

Qui trovate la petizione che vi invitiamo a firmare, lanciata dall'Anisa (Associazione Nazionale Insegnanti Storia dell'Arte) già nel 2009 e riproposta nel febbraio 2013 per presentare istanza al Ministro dell'Istruzione Maria Chiara Carrozza.

Petizione:

http://firmiamo.it/ripristiniamo-storia-dell-arte-nelle-scuole

Lettera indirizzata al Ministro Carrozza del 12 ottobre 2013:

http://www.anisa.it/LetteraANISAMinistroCarrozza_12ott2013.pdf

Sito dell'Anisa:

http://www.anisa.it/

A cura di Laura Stefenelli

Centro Studi Asia

Note:

[1] L’insegnamento della Storia dell’arte nelle scuole secondarie superiori costituisce una peculiarità italiana, codificata dalla riforma Gentile del 1923, ma preparata da una serie di sperimentazioni attuate dai primi anni del Novecento, vedasi: http://www.anisa.it/ConvegnoCunsta_Firenze15giugno09_Ragionieri.pdf

Per approfondire il pensiero circa la filosofia dell'arte di Giovanni Gentile è interessante leggere La Filosofia dell'Arte in compendio ad uso delle scuole, G. C. Sansoni editore, Firenze, 1937, in particolare capitoli III e IV.

[2] Sull'origine del marchio si può consultare questo sito.

[3] Jean-Marie Schaeffer, L'arte dell'età moderna: estetica e filosofia dell'arte dal XVIII secolo ad oggi, Società editrice il Mulino, Bologna, 1996

[4] Martin Heidegger, Holzwege, Sentieri erranti nella selva, a cura di Vincenzo Cicero, edizione Bompiani Il Pensiero Occidentale, Milano, 2002 (I edizione) pag. 106-116.

[5] Sulla comparazione, in sintesi, tra il prima e il dopo della Riforma Gelmini riguardo all'istruzione Artistica, Disegno e Storia dell'arte si può consultare: http://artemdocere.jimdo.com/sintesi-effetti-riforma/

[6] I dati numerici sono alla voce "I numeri dei Beni culturali" sul sito: http://www.abbracciamolacultura.it/

Sul numero dei siti culturali, la distribuzione e la densità, vedere il pdf dell'ISTAT su “Italia Patrimonio culturale dell'umanità”: http://culturaincifre.istat.it/sito/musei/PatrimonioUnesco.pdf

Per i dettagli sui siti culturali italiani:

http://www.unesco.beniculturali.it/index.php?it/47/ricerca

[7] Vedere il seguente link: http://www.fondoambiente.it/Visto-Dal-FAI/Index.aspx?q=insegnamento-storia-dell-arte-mozioni-al-senato

Sullo stesso argomento:

- Bisbigli e silenzio dell’esserci

- De Chirico - Romanzi e Scritti critici e teorici

- Arte contemporanea con Achille Bonito Oliva

Asia shop consiglia:

  • Piergiorgio Odifreddi

La matematica nell'arte”


Commenti:


 La nostra Invenzione  Utente
Milo Dal Brollo
04 Dicembre 2013 - 22:52
Recentemente sono tornato a Trento per incontrare mia nonna. Passeggiando ho capito, secondo me, qual è stato il segreto dell'arte architettonica ed urbanistica italiana, ch'è sempre stato usato da Meridione a Settentrione, probabilmente per cause innate del nostro Popolo. È lo scorcio. Facci caso: credo che solo Parigi e Praga abbiano qualcosa di simile, il resto è per lo più arte architettonica ed urbanistica in stile cosiddetto imperiale, ovvero città pianificate con strade larghe, per farci passare le truppe al passo di marcia, con palazzoni ai lati che corrono come muraglioni. O comunque, con le dimensioni dei vari elementi che cambiano molto poco. Gli antichi Romani avevano una progettazione del genere: urbanistica squadrata, strade larghe, entrate con l'arco... il medioevo accentuò la dimensione meno imperiale e più casereccia (non eravamo più un impero, anzi...) di ogni città, costrette a ridimensionare di volta in volta, di passo in passo, ogni singolo elemento architettonico ed urbanistico per stare tutti nello spazio della cinta muraria. Forse la nostra innata invenzione è nata proprio dallo sbriciolamento dall'impero più grande del mondo. Tu che ne pensi?

 Un piano potrebbe esserci...  Utente
Milo Dal Brollo
04 Dicembre 2013 - 22:37
È solo dovuto alla famosa spending review, questa sterile visione di un impossibile sviluppo che unisca cultura a formazione (per essere dunque educazione), o c'è un piano costruito ad hoc che, verrebbe proprio da pensare, sta colpendo al cuore l'Italia e, attraverso la Storia dell'Arte, le radici stesse del sentimento fondamentale nel quale nasciamo e cresciamo? No. Bisogna uniformare i gusti, e perciò gli spiriti, ad un livello internazionale per omogeneizzare i consumi (materiali o immateriali che siano) ed ottimizzare la distribuzione dei beni (materiali o immateriali che siano) calcolando solo la quantità disponibile da immettere sul mercato, sempre della stessa cosa, in base al bisogno richiesto. Sostanzialmente, la visione materialista dell'uomo che lo concepisce solo come un animale costretto a vivere per soddisfare i bisogni biologici o al massimo psicologici (che vengono comunque ricollegati alla biologia), ci concepisce come dei letti di ruscello che si seccano quando non hanno tutti la stessa acqua, che viene dalla valvolona dei pianificatori. L'omogeneizzazione delle persone è sempre stao il sogno di chi vuole far funzionare tutto perfettamente, ma soprattutto di chi non sopporta l'arte... perché non la capisce. Secondo te la Gelmini capische qualcosa di arte, o storia? Ma anche solo la matematica! Lei ha fatto solo dei calcoli da bottegaia. Non potrà mai capire che gli stessi oggetti tecnici, da principio, sono creazioni matematiche, come la semplice cinghia monofacciale del motore di un'auto.


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