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10 Febbraio 2013

Tibet, cuore ferito dell'Asia

Ha inizio oggi, lunedì 11 febbraio, e proseguirà fino a martedì 13 compreso il convegno Tibet, cuore ferito dell'Asia, che si svolge a Brescia e che prevede, oltre agli interventi di Claudio Cardelli (fra le altre cose, co-fondatore ed attuale Presidente dell'Associazione Italia Tibet), Chodup Tsering Lama, Pietro Verni, Carlo Buldrini e Marco Del Corona, anche la proiezione di film e documentari, nonché la partecipazione di Khenrab Rinpoche e Nyima Dhondup, di Guido Ferrari e Marco Vasta (socio fondatore della onlus Aiuto allo Zanskar).

Organizzato dalla sezione bresciana del CAI Club Alpino Italiano, dall'Associazione Italia Tibet, dalla Libreria dei Popoli - Missionari Saveriani, da Aiuto allo Zanskar, dalla Tibet House Foundation e da Tibet - la Bottega, il convegno è a ridosso di una data importante per tutti i Tibetani: il 13 febbraio, infatti, ricorreranno i cent'anni dalla dichiarazione di indipendenza del loro Paese da parte del XIII Dalai Lama, predecessore di Tenzin Gyatso.

Numerose le iniziative per il Tibetan Indipendence Day, e non solo di carattere puramente celebrativo: Students for a free Tibet, ad esempio, propone azioni individuali o collettive che vanno dalla semplice esposizione della bandiera tibetana a vere e proprie marce di protesta.

Da marzo del 2011, novantanove Tibetani di entrambi i sessi e di tutte le età, monaci e laici, si sono dati fuoco per protesta contro l'occupazione cinese; l'ultima autoimmolazione in ordine di tempo è quella del diciassettenne Jigjey Kyab (nella foto), il cui corpo è stato trovato fradicio di kerosene, avendo il ragazzo ingerito del veleno per scongiurare il pericolo di cadere vivo nelle mani dei Cinesi ed essendo deceduto prima di poter ardere se stesso.

Su queste pagine abbiamo spesso dato notizie riguardanti il popolo tibetano, a volte proponendo in proposito documenti inediti in Italia, altrove riportando il numero sempre in ascesa delle autoimmalazioni e registrando le 'risposte' del governo cinese e le strumentalizzazioni della questione tibetana da parte dell'Occidente, in altri casi chiedendoci filosoficamente dove radichi la mente capace di opprimere il prossimo. In calce a questo breve memento ci piace riportare solo un breve stralcio della Dichiarazione di Indipendenza del 1913, firmato, come indicato precedentemente, dal XIII Dalai Lama: 

Dal tempo di Gengis-Khan e di Altan-Khan, dei Mongoli, della dinastia cinese dei Ming e di quella manciù dei Qing, il Tibet e la Cina hanno concordato su un rapporto di protettorato sacerdotale. Da alcuni anni, le autorità cinesi del Sichuan e dello Yunnan hanno tentato di colonizzare il nostro paese. Hanno portato un grande esercito all’interno del Tibet con la scusa di salvaguardare i traffici commerciali. A causa di ciò ho dovuto abbandonare Lhasa con i miei ministri dirigendomi verso la frontiero indo-tibetana, col proposito di chiarire all’imperatore Manciù per telegrafo che le relazioni tra Tibet e Cina sono quelle di un sacerdote e del suo protettore e che non sono fondate sulla subordinazione del primo verso il secondo.

Non c’è altra scelta per me che varcare la frontiera, perchè le truppe cinesi mi inseguono con l’ordine di catturarmi vivo o morto. Arrivato in India, ho inviato diversi telegrammi all’imperatore, ma la sua risposta alle mie domande è stata ritardata a Pechino da funzionari corrotti. Nel frattempo, l’impero Manciù si è dissolto. I Tibetani hanno trovato il coraggio di espellere i Cinesi dal Tibet Centrale. Così io stesso ho fatto ritorno incolume al mio paese legittimo e sacro, ed ora mi accingo a scacciare il resto dell’esercito cinese dal Do Kham al Tibet orientale. Così, l’intenzione cinese di colonizzare il Tibet, con la scusa del protettorato sacerdotale, è svanita come un arcobaleno nel cielo.


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