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22 Novembre 2012

Vietato vietare gli OGM? Una firma per agire!

Una recente sentenza della Corte di Giustizia Europea del 6 settembre 2012 ha chiarito che agli Stati Membri non è permesso opporsi alla normativa europea che stabilisce che il mais OGM, brevettato con il nome di Mon810, può essere coltivato in tutta Europa.

La normativa è attiva da tempo, ma soprattutto Francia e Italia hanno fatto di tutto per evitare che venisse applicata sul loro territorio; anche il Parlamento Europeo si è pronunciato, nell’estate 2011, con un voto contro questa possibilità di riservare solo all’Europa la valutazione della pericolosità delle sementi OGM. La sentenza del 6 settembre va in direzione diametralmente opposta, permettendo ai produttori di sementi OGM di coltivare sul suolo italiano: in breve tempo l’inquinamento genetico renderà indistinguibile il mais naturale da quello OGM, consegnando così il mercato alla Monsanto: quando non sarà più possibile scrivere “OGM free” sulle confezioni, infatti, vincerà chi avrà le spalle commerciali più grosse.

Questo non vale solo per il mais: un produttore di miele tedesco ha rilevato tracce della proteina Cry1Ab nel miele delle proprie api (si tratta della proteina che deriva dal DNA modificato del mais Mon810, prelevata da un batterio, e serve a rendere il mais resistente ad alcuni insetti che se ne nutrono e ne diminuiscono la redditività): ebbene, il giudice a cui si è rivolto il produttore ha stabilito che ora il suo miele è OGM, e che questo deve essere chiarito in etichetta!

Molte sono le notizie sulle sementi OGM, e non è difficile documentarsi (per tutti, segnalo una seria ONG di scienziati indipendenti inglesi: l’Earth Open Source); tuttavia è essenziale che sia fatta chiarezza su pochi essenziali punti:

  • una certa sudditanza dell’Europa alle multinazionali chimiche delle sementi OGM è ormai riconosciuta e sono in molti ad essere preoccupati per il suo esito: le culture OGM sono mirate a massimizzare produttività e redditività delle culture e a rendere il commercio dei semi un oligopolio che riduce la diversità biologica delle sementi naturali;
  • lo scopo degli OGM non è certo produrre alimenti sani, ma solo più commerciabili: in quindici anni di attività, infatti, le uniche caratteristiche migliorate su vasta scala sono state la resistenza a insetti e ad erbicidi, non la produzione di alimenti più sani per l’uomo;
  • neppure gli OGM sono un modo per “ridurre l’uso di pesticidi”: il consumo di erbicida è aumentato di 4 volte dal 2000 al 2009 a causa dell’introduzione di piante resistenti agli erbicidi, coltivate su enormi superfici nei 4 paesi che al mondo producono l’80% di piante OGM: USA, Canada, Brasile, Argentina (l’Europa, con solo lo 0,06% di territorio dedicato agli OGM è… terra di conquista!)
  • né lo scopo è “combattere la fame nel mondo”, anzi: le sementi OGM impongono ai paesi poveri di rinunciare alla propria sovranità - ed alla sicurezza - alimentare, comprando sementi sterili o di cui dover pagare i diritti ad ogni risemina! 

E ora qualche nota sulla multinazionale chimica Monsanto. Essa ha il brevetto anche di un mais resistente all’erbicida Glyfosate, ed è ovviamente il proprietario del brevetto di questo antiparassitario. Quindi la Monsanto vende sia le sementi brevettate, sia l’erbicida per distruggere le malerbe che ne riducono la produttività. I danni alla salute dell’uomo causati dal Glyfosate sono stati di recente denunciati da un rapporto di Greenpeace,  in quanto influisce con la produzione di ormoni, il processo di gestazione, lo sviluppo di tumori linfatici e probabilmente anche a livello nervoso.

È anche meritevole di attenzione il fatto che Monsanto, nata nel 1901, ha fatto i propri più grossi affari “inventando” e vendendo per decine di anni i PBC (usati come liquido refrigerante fino a quando non si è scoperto il loro enorme potenziale tossico) e il diserbante 245T a base di diossina, utilizzato anche come defogliante in Vietnam (il famigerato “agente arancio”, che poi si è scoperto essere cancerogeno e ancora oggi è responsabile di danni al sistema immunitario dei vietnamiti).

Considerando tutto questo, vi invitiamo a sottoscrivere e divulgare la raccolta di firme promossa da AVAAZ a partire da una proposta di Amerigo Sivelli, il quale chiede al Parlamento Europeo “che venga garantita la libertà di ogni Stato Membro della UE di proibire la vendita e la coltivazione di sementi geneticamente modificate già inserite nel catalogo comune, se necessario rivedendo la Direttiva 2001/18/EC”.

Clicca qui per leggere e firmare la petizione su Avaaz

Da un punto di vista etico e scientifico è importante ribadire che l’ingegneria genetica è radicalmente diversa dalle tradizionali metodiche di incroci e mutagenesi usate da secoli e dalle produzioni di varietà usate in agricoltura. E che l’idea che sia lecito modificare la vita a nostro uso e consumo implica la pretesa di controllare e sfruttare le “risorse naturali” perché ne siamo separati e dominatori. Ma l’interdipendenza e la reciproca causalità sono leggi sovrane della natura: le operazioni di modifica istantanea del DNA portano conseguenze non prevedibili, riscontrate però puntualmente ad anni di distanza.

Pertanto non si può far intendere che chi si oppone agli OGM sia contrario alla scienza: al contrario, vuole incentivare la ricerca ma chiede che essa si svolga in ambienti confinati per evitare rischi, e che cerchi di rispettare e replicare le reti di relazioni preesistenti; infine, che sia introdotta nell’ambiente con grande cautela, solo quando rischi e benefici (non commerciali, ma sociali ed etici) siano stati considerati a fondo.

 

Per approfondire:

La sentenza della Corte di Giustizia

La normativa europea di riferimento


Commenti:


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callipigia
10 Gennaio 2005 - 11:02


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