asia
04 Luglio 2011

La libertà di Internet in Italia pare in pericolo

Argomento: Attualità

Secondo l'ONU, che si è espressa in materia qualche settimana fa, Internet è un diritto inviolabile. In un'era in cui Internet sta sostituendosi al bavaglio dell'informazione per milioni di persone che vivono in paesi dittatoriali, l'Italia si muove in controtendenza con un provvedimento che vuole impedire ad alcuni siti stranieri di poter essere visibili nella rete italiana.

La nuova regolamentazione permetterebbe all'Autorità per le Comunicazioni di rimuovere contenuti sospetti di violazione del copyright da siti internet italiani senza alcun controllo giudiziario, come l'attuale legislazione invece prevede. Inoltre, la pubblicazione di materiale sospettato di infrangere il copyright potrebbe perfino portare alla chiusura di interi siti internet stranieri, come siti d'informazione, portali di software libero, piattaforme video come YouTube o d'interesse pubblico come WikiLeaks.

Se approvata, la nuova regolamentazione garantirebbe di fatto poteri legislativi e giudiziari a un organo amministrativo le cui funzioni dovrebbero essere esclusivamente consultive e di controllo (Qui il testo in PDF: http://www.agcom.it/Default.aspx?message=visualizzadocument&DocID=5415). Inoltre, purtroppo, non possiamo non sospettare un possibile conflitto di interessi che muoverebbe futuri provvedimenti, dopo la pubblicazione di intercettazioni telefoniche che testimoniano il collegamento dei massimi vertici dell'Autorità con cariche e interessi politici governativi.

L'Autorità sta per arrivare alla decisione, che è prevista per la prossima settimana, ma la rete si sta mobilitando epr fermare la legge con una grande raccolta di firme.

Qui è possibile sottoscrivere la petizione perché Internet resti uno strumento libero al servizio dei cittadini e sottoposto al controllo della sola autorità giudiziaria.

Vi chiediamo di dare un'occhiata all'appello di AVAAZ:
http://avaaz.org/it/it_internet_bavaglio/

 


Commenti:


 asia  Utente
55tuareg
06 Luglio 2011 - 11:36
Da cittadini a sudditi ma noi non siamo moltitudini, non siamo servi. Amministrati da personaggi che usano le istituzioni per il loro quotidiano delinquere. Che hanno rispolerato dagli armadi, sottomendole ai loro ambigui interessi filosofie settecentesche (Burke). Il ne sont grands parce que nous sommes a' genoux.


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