asia
12 Maggio 2011

Milano Centrale: una stazione a prova d'intelligenza.

Argomento: Attualità

Quello del cambio è un momento molto delicato, specialmente se il treno su cui hai viaggiato ha fatto i suoi bravi venticinque minuti di ritardo: per questo sei già in pole position davanti a una delle porte (funzionanti), anche se il convoglio non è ancora entrato in stazione. Sei reduce da due ore che hanno messo a dura prova il tuo equilibrio mentale, già minato dalla settimana lavorativa e dai tempi sempre inspiegabilmente strettissimi: i tuoi sconosciuti compagni di viaggio ti hanno regalato due ore di chiacchiericcio isterico - al cellulare o vis-à-vis - su fatti privatissimi del tale o della tale, pianti acuti di bimbi inconsolabili, musica altissima proveniente da auricolari ficcati in orecchie evidentemente prive di udito... qualcuno si è messo anche a passare in rassegna le suonerie disponibili sul proprio telefonino, un altro ha acceso il suo pc e si è guardato un film senza cuffie, allietando l'atmosfera della carrozza con esplosioni e dialoghi concitati. Anche per questo, quando finalmente entrate in stazione, la grande, familiare tettoia scura ti sembra l'abbraccio consolatore di una madre, un po' grigia ma accogliente.

Le porte si aprono e tu ti precipiti fuori. Non hai ancora toccato terra, e già la voce registrata di una signorina ti invita a giocare al lotto - o ad andare a vedere un film americano appena uscito in sala, non hai capito bene: sei stato semplicemente investito dal volume altissimo a cui sta parlando la signorina, che ora è diventata un signore dal tono caldo che ti sta consigliando un profumo. Cosa sta succedendo? Semplice: sei arrivato a Milano Centrale. Ti guardi intorno, inebetito: su tutta la banchina, a distanza regolare l'uno dall'altro, da tempo sono stati posti schermi che reclamizzano prodotti di vario tipo, com'è successo anche in molte altre stazioni ferroviarie d'Italia; ora, però, il volume è molto più alto, tanto che ti basta percorrere la banchina fino alla testa del treno perché il ritornello di una delle pubblicità ti si incunei fra le pieghe della materia grigia, minacciando di rimanervi incastrata per il resto della giornata... Ma tu hai un altro treno da prendere, e in fretta: fiducioso volgi lo sguardo ai grandi tabelloni centrali per scoprire verso quale binario dovrai precipitarti, schivando valigie, bambini e piccioni... Ti blocchi: dove una volta scorrevano i nomi dei treni in partenza e in arrivo col numero del rispettivo binario, ora c'è un maxischermo su cui si agitano le curve di una ragazzina dallo sguardo languido; la ragazzina scompare, ed ecco la boccetta di un'eau de toilette. I tabelloni di partenze e arrivi erano due: ora ci sono due maxischermi. Entrambi proiettano sui viaggiatori il bagliore delle loro pubblicità.

Ti guardi attorno: non c'è un solo punto su cui i tuoi occhi si possano posare senza che nel tuo campo visivo appaiano immagini (pubblicitarie) in movimento. Non c'è un attimo in cui le tue orecchie non sentano il brusio concitato di qualche "consiglio per l'acquisto". Un'altra voce sta parlando, ma fatichi a distinguere cosa stia dicendo: è quella che annuncia la partenza di un treno che, ahimè, potrebbe essere il tuo. Non hai capito il binario. Allarmato, cerchi le indicazioni che sui tabelloni non ci sono più, e forse perdi attimi cruciali; trovi treno e binario in mezzo alla folla, ad altezza d'uomo, indicati su uno schermo simile a quelli pubblicitari. Cominci a correre, sempre schivando valigie, bambini e piccioni. Intanto una parte del tuo cervello, non ancora irretita dai jingle che cicalano imperterriti, si chiede come diavolo sia possibile che, in una stazione importante come quella, l'unica cosa davvero utile per un viaggiatore (cioè partenze e arrivi dei treni) sia stata sostituita dalle immagini enormi di adolescenti seminudi e marche d'abbigliamento.

Ma non è finita. Giulia, ventiduenne bolognese che studia a Milano, a proposito di questo non- luogo da cui passa quasi ogni settimana ci scrive: "Non ci sono persone sedute in stazione a Milano. Si sono dimenticati, nelle ristrutturazioni generali, della sala d'attesa, perché tanto le persone camminano veloci via dai binari, verso la metro, verso i pullman per Malpensa, verso un taxi. Per chi aspetta ci sono i negozi, che si aprono piccoli e luminosi sui corridoi bianchi, i bar e le tabaccherie. Perché sedersi e aspettare e basta, quando puoi aspettare comprando un paio di scarpe, o aspettare fumando, o aspettare masticando. Devi trovare l'angolo di un muretto per fermarti, sederti sulla valigia, o chiedere un po' di spazio al senzatetto che occupa la panchina dimenticata nell'angolo al buio. Ma anche lui fa altro, dorme, finge di non vederti, tu che, alieno nel posto dove tutti corrono, aspetti e basta". In realtà la sala d'aspetto c'è... ma è riservata ai viaggiatori che si spostano con le Frecce dell'alta velocità - bianche, rosse o argentate, ma tutte molto costose. Insomma, panchine (anzi poltroncine) d'élite. Gli studenti come Giulia, i precari come te e i disoccupati cui tocca viaggiare sui regionali non vi possono accedere: in piedi o appoggiati a qualche muro, aspettano immersi in una tempesta di immagini e rumore.

Intanto sei arrivato al treno, che sta partendo. Con uno sforzo titanico, e contravvenendo alla regola che vorrebbe assistessi impotente al primo muoversi del convoglio, riesci ad aprire una delle porte (funzionanti) e finalmente sali. Quando il cuore dalla gola torna al suo posto, cerchi di realizzare ciò che hai visto, o meglio, ciò che sei stato costretto a vedere e a sentire: immagini in movimento ovunque, rumore ovunque. In questo caso è stata una questione di minuti, ma senza quel ritardo sarebbe stata mezz'ora di attesa sotto quel bombardamento (nelle successive trasferte ti capiterà di starci quasi un'ora, e avrai tutto il tempo di scoprire che treni e binari sono sì indicati sui tabelloni, ma all'interno della stazione, verso le uscite). Volente o nolente, cosmetici, abiti, viaggi, film, programmi televisivi hanno invaso i tuoi sensi più importanti da quando sei sceso a quando sei salito nuovamente. Ti senti un'oca all'ingrasso.

E pensi ai risultati di un esperimento condotto dall'università del Maryland, di cui hai letto tempo fa: mille universitari di tutto il mondo hanno accettato di rimanere per ventiquattr'ore senza cellulari, web e tv... e si sono scoperti assuefatti agli stimoli audio-visivi. Assuefatti. Ti chiedi quanti dei viaggiatori che sono passati da quella stazione, oggi, si siano resi conto del bombardamento silenzioso (per modo di dire) a cui sono stati sottoposti. Tu forse sei avvantaggiato, in questa presa di coscienza: ormai da anni non possiedi una tv, e fai sempre molta attenzione a quanto tempo passi in rete... ti tieni d'occhio, in un certo senso, perché sai (lo yoga ti aiuta, in questo) che la mente diventa ciò su cui si posa, e fatica a "staccarsi", specialmente se si tratta di stimoli come quelli che propongono schermi e cellulari. Senza demonizzare tali mezzi, ma usandoli con consapevolezza, per quanto è possibile. Ma i bambini che hai visto? E i ragazzi, che a scuola trovano sempre maggiori difficoltà nell'apprendimento, sembrerebbe proprio a causa degli eccessivi input digitali? Si saranno anche solo stupiti di quell'invasione audio-visiva, o l'avranno trovata del tutto normale, magari affascinante? Turbato, entri nella carrozza e cerchi un posto libero. Qualcuno sta già parlando al cellulare.

 


Commenti:


   Utente
linda
29 Giugno 2011 - 00:15
Melograno, Tolstoj diceva di svignarsela... ma dove, se il problema è la mente? Dove, se quello che cerchiamo è ciò che diciamo di voler fuggire (lo "sconquasso dei sensi iper eccitati" di cui parla Bylorenz)? E' un problema non da poco, perché ovunque andassimo lo faremmo con QUESTA mente... La proposta della carrozza del silenzio è molto bella. Sa quasi di sfida, e secondo me avrebbe successo. Mi fa venire in mente che negli USA il regista David Lynch ha promosso un'ora di silenzio o di meditazione in alcune scuole (http://www.ilportoritrovato.net/html/davidlynch.html), e che il ragazzi hanno apprezzato... forse sarebbe il caso di invertire la rotta, finalmente. Ma in nome di cosa?

   Utente
bylorenz
20 Giugno 2011 - 06:04
che bello quando l'unica droga sul treno era il fumo ed esistevano scompartimenti appositi, dovremmo chiedere scompartimenti differenziati per chi vuol stare in silenzio? beh ...direi proprio che dal tuo bel articolo si capisce che l'inquinamento pubblicitario è ben presente ovunque e nel chiuso degli scompartimenti NOI ITALIANI ne sentiamo talmente la mancanza che cerchiamo ogni sorta di distrazione di massa come dice il Bergonza per riascoltare lo sconquasso dei sensi iper eccitati invece che metterci in loro ascolto....sentiremmo che ci chiedono pietà! proposta a Trenitalia: gli scompartimenti del silenzio! e magari anche le sale d'aspetto visto che anche nelle stazioncine di paese subito alla mattina ti sparano la radio mielosa che ti si appiccica subito alla mente ...della pazzia PIETA'!

 è il progresso!  Utente
melograno
19 Giugno 2011 - 11:49
appunto, è il cosiddetto progresso. come disse Tolstoj prima di morire: svignarsela, bisogna svignarsela!

   Utente
vascoblu86
23 Maggio 2011 - 13:13
Sei anni di pendolarismo da Bologna a Domodossola.....Confermo a pieno quanto descritto!!! I tabelloni messi solo verso l uscita sono la cosa più insensata! Vogliamo poi parlare dei binari indicati all'ultimo minuto?Magari tu sei al binario 9 e devi correre il18...Un delirio!


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