Il Cesareo
di Michel Odent
Casa editrice Blu Edizioni

 

Può l’umanità sopravvivere al cesareo sicuro?
Questa è la domanda fondamentale che M. Odent pone nel suo ultimo libro Il cesareo non solo agli addetti ai lavori, ginecologi e ostetriche, ma alla società intera, a donne e uomini, a istituzioni universitarie e legislative, a chi è preposto a compiere scelte di politica sanitaria. Scritto in modo chiaro e comprensibile a tutti, con 20 pagine di bibliografia e 5 di link utili per approfondire gli argomenti trattati.

Com’ è accaduto che dai rari, eccezionali casi di taglio cesareo (TC) dei primi anni ‘ 60, dal cesareo come ” splendido intervento di salvataggio” , siamo arrivati a percentuali del 50% ed oltre alla fine del XX secolo in quasi tutto il mondo?
Odent lo attribuisce in parte all’evoluzione della tecnica operatoria (dal TC longitudinale a quello orizzontale sul segmento uterino inferiore, alla tecnica di Stark che utilizza il bisturi solo per la cute e l’ utero, per il resto separa manualmente i tessuti) e ai progressi in ambito anestesiologico (dall’ anestesia totale, con effetti negativi sul neonato, alla spinale, in cui la madre è sveglia e può accogliere subito il bambino). Questo ha reso il taglio cesareo più sicuro: minor numero di emorragie, lesioni d’ organo, aderenze, successive gravidanze e parti vaginali (VBAC) più sicuri, bambini in condizioni migliori alla nascita … e ben accettato dalle donne anche da un punto di vista estetico.
C’ è inoltre una precisa proporzione tra l’ aumento del numero dei ginecologi, la scomparsa delle ostetriche o il loro coinvolgimento in un’ ostetricia medicalizzata, e l’aumento del tasso dei cesarei.
Altro motivo da non sottovalutare è che, più la tecnica si semplifica e l’ anestesia è affidabile, più per i medici il taglio cesareo è diventato uno strumento, in termini di medicina difensiva, per evitare denunce in caso di complicazioni di un parto vaginale.
Oggi sono le donne stesse che richiedono un taglio cesareo, anche in assenza di motivazioni mediche, perché lo ritengono più semplice e sicuro di un parto spontaneo: un bene di consumo in più. Esattamente come il parto in peridurale che, pur essendo vaginale, è farmacologico, pilotato e spesso strumentale, ma consente alla donna di bypassare l’ esperienza di un travaglio/parto normale, considerato doloroso e pericoloso per sé e per il bambino.

Mantenere il parto normale era anche il mandato dell’ OMS per il quinquennio 2000-2005.
A questo riguardo dobbiamo porci un’ altra domanda: perché le donne del XXI secolo sono così spaventate dal parto? Da più di vent’ anni ormai, se chiediamo ai bambini di raccontare il parto i loro disegni rappresentano: un ambiente simile ad una sala operatoria, un tavolo/lettino su cui la donna è sdraiata e passiva, apparecchiature, flebo, ossigeno, medici e ostetriche che incitano la donna, spingono sulla sua pancia, hanno in mano bisturi, urla, un pianto del bambino… angoscia, dolore, solitudine. Questo è quello che, a 8-10 anni abbiamo, già introiettato di questa esperienza: Per capire dobbiamo fare un passo indietro. Sapere innanzitutto che, le donne che oggi partoriscono, molto spesso sono nate loro stesse con un travaglio indotto, pilotato con ossitocina sintetica, o con un forcipe o una ventosa o… un taglio cesareo. Che memoria hanno della loro nascita?! Che racconti hanno avuto dalle loro madri della gravidanza, del parto, dell’ allattamento? Siamo tutti ormai in-formati di un tipo di nascita medicalizzato, distante anni luce da un parto normale/mammifero.

Odent fa una descrizione delle cure prenatali tristemente realistica, ribattezzandole paure prenatali. Chiunque abbia a che fare con una donna in attesa di un bambino conosce l’effetto che sortiscono sul suo stato emotivo le innumerevoli visite (circa 10), ecografie (3-9), amniocentesi, prelievi ematici che si susseguono nel corso della gravidanza. Immancabilmente c’è qualcosa che non va: ” Signora, è anemica” , ” ha preso troppo peso” , ” ha preso troppo poco peso” , “la pressione è altina” , ” la placenta è bassa” , ” il liquido amniotico è scarso” , ” il bambino è cresciuto poco” , ” il bambino ha un bel testone” , ” il suo bacino non si è allargato” , ” dobbiamo fare una curva da carico di glucosio per il diabete” , ” il tampone vaginale è positivo allo streptococco” , ” se non partorisce entro il tal giorno dobbiamo indurre il parto” .
Come potrebbe una donna non essere costantemente preoccupata? ” Cosa posso fare? devo mangiare di più? devo stare a riposo?”. Come non considerare se stessa e il bambino costantemente a rischio, non sentirsi inadeguata, non delegare completamente agli specialisti questi nove mesi così pieni di insidie e tanto più la gestione del parto?
A queste condizioni può una donna arrivare al parto serena e fiduciosa nella proprio capacità di dare alla luce il suo bambino? Questo è in realtà l’ effetto nocebo delle cure prenatali di routine.
Il parto è un processo involontario – per la donna come per gli altri mammiferi, – sotto il controllo del cervello arcaico, e tutto quello che servirebbe per il suo buon andamento sarebbe non stimolare la neocorteccia della donna in travaglio (la parte più razionale) evitando qualsiasi stimolo esterno, luci, rumori, parole, apparecchi di controllo, favorendo la privacy, in un ambiente in cui lei si senta al sicuro, con una persona discreta che dovrebbe avere caratteristiche materne, protettiva, ma non giudicante.
Perché il travaglio si avvii e si concluda fisiologicamente con un potente riflesso di eiezione del feto queste condizioni preliminari sono indispensabili, esattamente come nel rapporto sessuale e nell’ allattamento[1].
Un esempio semplice, ma alla portata di tutti perché tutti ne abbiamo esperienza, è quello dell’ addormentarsi, altra funzione fisiologica. Chiunque farebbe fatica ad abbandonarsi al sonno in una stanza in cui si sente osservato, ci siano luce, rumori, freddo, andirivieni di persone estranee. Come possono le donne abbandonarsi al travaglio, lasciarsi inondare da quella cascata di ormoni dell’ amore (ossitocina, endorfine, adrenalina, prolattina) che le porteranno ” su un altro pianeta” , che le aiuteranno a far nascere il loro bambino e a stabilire con lui una relazione di attaccamento e di cure?
Come possono nelle sale parto del XXI secolo, nell’ era elettronica dell’ ostetricia? È un dato risaputo e avvalorato da statistiche, che le donne che riescono ancora a partorire fisiologicamente sono soprattutto quelle che arrivano in ospedale a travaglio avanzato, quando ormai il processo è ben avviato e più difficilmente ci sono interventi esterni. Altro argomento fondamentale trattato in questo libro: quali sono gli effetti a breve e a lungo termine di una nascita medicalizzata da ” sotto” , vaginale ma farmacologica ed in analgesia, o da ” sopra” , taglio cesareo?.
Per la nascita da taglio cesareo, per esempio, c’è una differenza immediata sul tipo di colonizzazione batterica intestinale del bambino. Sappiamo che in realtà questa flora intestinale interviene in modo preponderante nella formazione del nostro sistema immunitario. I bambini nati da taglio cesareo e non allattati al seno, sono più soggetti ad allergie proprio per uno sbilanciamento del sistema immunitario con una predominanza dei linfociti TH2 anziché TH1.
La neuroendocrinologia ci dice che gli ormoni che presiedono al parto favoriscono anche l’ attaccamento madre figlio e l’ allattamento: fondamentalmente lo stabilirsi della prima relazione affettiva.
Dall’ etologia invece impariamo che i mammiferi il cui parto sia stato disturbato, non si occupano dei cuccioli. A loro volta le femmine nate da queste cucciolate, non si prenderanno cura dei loro piccoli.

Odent si occupa da decenni di ” salute primale” [2] cioè di quel periodo che va dal concepimento al primo anno di vita, indagando sugli effetti di quanto è accaduto in quel periodo. Ricerche svolte in vari paesi, dalla Svezia al Giappone, hanno trovato collegamenti importanti ad esempio fra il tipo di nascita (con farmaci, analgesia, taglio cesareo, anestesia) e quelle che lui definisce ” alterazioni della capacità di amare” se stessi e gli altri: autismo, anoressia, tossicodipendenza, criminalità, suicidio adolescenziale.
Lungi dal voler trarre conclusioni semplicistiche ed affrettate, penso comunque che questi dati debbano farci riflettere.
Da sempre ed in ogni parte del mondo le società hanno interferito con la nascita, ma mai come in quest’ ultimo secolo. È anche vero che mai ci sono stati stravolgimenti così preoccupanti [3]. Mentre metà dell’ umanità lotta per la sopravvivenza, l’ ultra metà, economicamente, scientificamente, tecnologicamente ricca, si trova a fare i conti con un altro tipo di sofferenza: la morte dell’ anima, l’ assenza di senso, di valori.
Interessante a questo proposito il parallelo che Odent fa tra l’ altissimo tasso di taglio cesareo in alcuni paesi, Brasile e Cina, e l’ incredibile aumento di interventi di chirurgia estetica. Come ostetrica non posso qui non ricordare che, come M. Odent da oltre 30 anni si adopera per divulgare la sua esperienza, i suoi studi, le sue teorie, allo stesso modo molte ostetriche – quelle che lui definisce ” intuitive” – in tutto il mondo hanno praticato un’ ostetricia che promuove il rispetto della donna, del bambino, della nascita come esperienza sacra. Io preferisco chiamarle ” ostetriche spirituali” , giacché molto prima della ” scientificazione dell’ amore” [4] sapevano che valenza avesse la nascita per l’ umanità.
C’ è chi ha definito questo libro una provocazione e le proposte di Odent utopistiche; a me sembra un estremo accorato grido d’ allarme: quale sarà il futuro della nostra specie se gli ormoni dell’ amore diventano inutili?.

a cura di Paola Chini

Note
[1] Michel Odent, Le funzioni degli orgasmi, Terra Nuova Edizioni, 2009
[2] www.primalhealthresearch.com
[3] Michel Odent, L’ agricoltore e il ginecologo, Il leone verde edizioni, 2006
[4] Michel Odent, La scientificazione dell’ amore, URRA, Milano, 2008