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07 Giugno 2010

L'Ultima Cena di Leonardo si può toccare

L’opera di Leonardo attraverso il flusso delle emozioni degli Apostoli ci restituisce il grande miracolo dell'umano che si cela dietro un capolavoro

Argomento: Arte

 

Abbiamo intervistato Loretta Secchi, curatrice del Museo Tattile di pittura antica e moderna Anteros dell’Istituto dei Ciechi Francesco Cavazza, dal 1996 impegnata a costruire un’integrazione didattica per un’educazione estetica a vantaggio sia delle persone non vedenti e ipovedenti che delle persone vedenti, che ci spiegherà i motivi per cui si è scelto di tradurre Il Cenacolo, pittura muraria di Leonardo da Vinci in bassorilievo tattile.

Premesso che la vocazione del Museo è quella di tradurre la pittura in bassorilievo prospettico, nello specifico la traduzione del Cenacolo di Leonardo da Vinci nasce da una precisa richiesta della Fondazione CittàItalia. Questa Fondazione ha finalità filantropiche e si occupa prevalentemente di conservazione e restauro di opere d’arte, in questa occasione però Fondazione CittàItalia ha deciso di offrire il suo contributo all’accessibilità del patrimonio artistico, a favore delle persone minorate della vista, attraverso la creazione di un bassorilievo prospettico che traduce il celebre Cenacolo leonardesco, per estendere a tutti la conoscenza del capolavoro, rendendolo tattilmente percepibile. La conoscenza della pittura nelle persone non vedenti rafforza i processi immaginativi e aiuta la comprensione dei sistemi di rappresentazione della realtà. Inoltre, il rapporto con il valore estetico delle immagini artistiche predispone alla pratica dell’interpretazione determinata dalla conoscenza sensoriale e intellettuale delle forme e dei loro significati e permette la condivisione di codici linguistici, semantici e tecnici che hanno il pregio di arricchire la comunicazione e l’integrazione tra persone vedenti e non vedenti. Non di meno, la percezione profonda di capolavori come questo, apre alla conoscenza delle emozioni umane, permettendone la loro comprensione e interiorizzazione. La lettura tattile è anche per questo accompagnata dall’ascolto audio di un testo descrittivo: nel caso dell’esposizione in sede del bassorilievo che restituisce plasticamente il capolavoro leonardesco, la percezione tattile sarà supportata dall’ascolto di un’audioguida funzionale alla conoscenza formale, iconografica e iconologica del capolavoro.

Quali scelte estetiche ha comportato la realizzazione del bassorilievo prospettico del Cenacolo?

La traduzione dell’opera per il modello plastico che sarà collocato all’interno del Refettorio della Chiesa di Santa Maria delle Grazie, a Milano, dove possiamo contemplare l’opera originale, ha posto diversi problemi. Per quanto riguarda la progettazione e realizzazione della traduzione, le scelte estetiche e stilistiche sono state adottate nel rispetto di ricerche filologiche e tiflodidattiche. E’ noto infatti quanto la pittura muraria di Leonardo presenti gravi danni di conservazione, che hanno portato a una perdita di definizione di parti dell’opera, ad esempio sezioni di panneggio relativi agli abiti degli apostoli, e anche parte degli arazzi che adornavano le pareti, entro lo spazio della scena pittorica. I primi segni di afflizione del dipinto murale vennero individuati nel 1568 da Giorgio Vasari, che nelle Vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti, scrive come i dettagli non siano più visibili e come non si scorga più “se non una macchia abbagliata”. Molti degli interventi di restauro che si sono susseguiti nel tempo, tra Seicento e Ottocento, hanno avuto per complesse ragioni carattere invasivo. L’ultimo restauro però, diretto da Pinin Brambilla Barcillon, è durato circa venti anni, ed è stato non solo un restauro conservativo ma soprattutto di rimozione delle aggiunte posticce, permettendo quindi di recuperare l’intero impianto compositivo dell’opera. Il nostro studio è partito proprio dall’immagine emersa dopo questo ultimo restauro, anche se, comunque, abbiamo dovuto fare riferimento anche ai restauri precedenti, e ciò per ricostruire fedelmente parte delle vesti degli apostoli, aspetto funzionale alla percezione. Serviva inoltre conoscere la storia della visione e la lettura del capolavoro, quindi la sintesi percettiva e cognitiva da cui muovere per crearne la traduzione in bassorilievo prospettico, con uso di sottosquadri finalizzato alla restituzione dei valori di spazio e progressione dei piani di posa, allo scopo di rendere agevole e condivisa la codificazione di determinati concetti spaziali, mediante la lettura ottica e tattile del capolavoro.

Il riferimento più importante per la ricostruzione filologica e per il recupero evocativo della gestualità degli apostoli è emerso dalla lettura del saggio di J. W. Goethe dal titolo Il Cenacolo di Leonardo, dove si possono trovare i rifacimenti posteriori all’autografia leonardesca. Nella sua analisi Goethe spiega come Leonardo abbia (…) raffigurato tredici personaggi, dall’adolescente al vegliardo: uno pacatamente rassegnato, uno spaventato, undici eccitati e turbati dal pensiero di un tradimento in seno alla famiglia. Qui si osserva l’atteggiamento più mite e più composto fino all’esternazione delle più violente passioni. Se tutto questo doveva essere preso dalla natura, quale il tempo richiesto per scovare tanti particolari e rielaborarli nell’insieme! Perciò non è affatto inverosimile che Leonardo abbia atteso all’opera per sedici anni, senza giungere a conclusione né col traditore, né col Dio fatto uomo, e proprio perché entrambi sono soltanto concetti, che non si vedono agli occhi. (…)

Le scelte estetiche hanno dovuto rispettare alcune soluzioni tiflodidattiche, senza venire meno alla restituzione fedele degli elementi costitutivi dell’opera, rispetto all’originale, come concordato insieme allo scultore prof. Marco Marchesini, che ha progettato congiuntamente a noi, e realizzato modellando il prototipo in creta, la traduzione della celebre opera leonardesca, nel rispetto di finalità pedagogiche, percettive ed estetiche precise. Ad esempio, nella disposizione delle stoviglie presenti sul tavolo, è stato necessario operare una scelta selettiva ponendo in evidenza solo gli elementi principali e omettendo alcuni dettagli, e ciò anche per evitare che l’eccesso di dati creasse interferenze nella lettura aptica. Sono quindi state adottate soluzioni finalizzate a potenziare le posture degli apostoli, la disposizione e inclinazione delle loro teste, e tutto questo per rendere comprensibile al tatto la disposizione stessa dei discepoli intorno alla figura del Cristo. Si è poi reso necessario evidenziare i movimenti delle braccia e l’espressività delle mani degli Apostoli, per far capire come “disegnare” il flusso delle gestualità nella mente dei lettori. A questo scopo sono anche state adottate stilizzazioni funzionali nella costruzione delle dita, e ciò per potenziare l’espressività posturale e la tipizzazione del gesto, aspetti della rappresentazione che non confliggono con la resa naturalistica dei soggetti data dal genio di Leonardo. Questa soluzione tecnica è stata considerata necessaria anche al fine di non far perdere il messaggio simbolico che si cela nell’iconografia dell’Ultima Cena.

Da ultimo, ma non di minore complessità, il capolavoro di Leonardo ha richiesto nuove logiche di realizzazione, diverse e più complesse rispetto alle opere già tradotte dalla nostra équipe. La resa prospettica, la traduzione dello spazio occupato dagli apostoli e la scena che si apre alle loro spalle, sono state così create dallo scultore che ha pensato la traduzione e realizzato il prototipo, e che per la prima volta nella storia delle traduzioni del museo, ha progettato in due parti diverse la struttura del bassorilievo, poi assemblata in fase di montaggio e finitura. E’ stato infatti necessario creare un dialogo sottile e puntuale tra percezione tattile e percezione ottica: per chi vede l’immagine in bassorilievo, infatti, la percezione dello spazio scenico non deve essere molto distante dall’opera originale, ricordiamo che la pittura è bidimensione, e suggerisce solo concettualmente la tridimensionalità, mentre nell’esplorazione tattile la tridimensionalità diventa dato fisico, e questo implica che la tridimensionalità delle figure posa essere toccata ma anche vista: per questa ragione le due modalità di percezione sono state il più possibile accordate.

Leonardo da Vinci scelse di rappresentare un momento preciso dell’Ultima Cena, ovvero l’attimo in cui Gesù pronuncia la frase “uno di voi mi tradirà”. L’enunciazione di Gesù scatenerà negli apostoli forti emozioni; perché per il fruitore entrare in contatto con il mondo emozionale degli apostoli diventa ricchezza conoscitiva?

Quando parliamo di minorazione visiva, sia essa congenita che acquisita, dobbiamo pensare a una distanza rispetto a quei processi di corrispondenza e feedback che caratterizzano il mondo visivo. Le persone non vedenti vivono il problema contrario, ovvero potrebbero anche non accorgersi di quale espressione del volto, e postura del corpo, corrisponda a determinati stati d’animo. Questa condizione induce a un’assenza di leggibilità condivisa delle emozioni umane, per quanto una codificazione precisa delle stesse sia sempre e comunque qualcosa di delicato e non pienamente comprensibili poiché molte le forme della dissimulazione degli stati d’animo, ma non dimentichiamo, necessariamente, molte sono anche le forme del pudore nell’espressione dei sentimenti. Prendere contatto diretto con la pittura tradotta in bassorilievo prospettico, significa anche accedere, attraverso la tattilità, all’esplorazione delle espressioni dei volti e della gestualità del corpo. Rispetto alla gestualità infatti, l’opera di Leonardo può essere paragonata a un trattato di psicologia comportamentale ed esistenziale, esso è un vero è proprio ritratto dell’umano al cospetto di un enunciato profondo e sconcertante. Seguendo il Vangelo a cui Leonardo si rifà, che è quello giovanneo (Gv. 13,21), in cui Gesù pronuncia la frase – “ Uno di voi mi tradirà” – l’annuncio di questa imminente tragedia coinvolge emotivamente tutti gli Apostoli, e ognuno di loro è desideroso non solo di sapere chi sarà il traditore ma anche dimostrare la propria innocenza. I lettori, sia vedenti che non vedenti, toccando tali espressioni entrano in contatto con gli stati d’animo degli apostoli, e con la complessità interiore, fatta di sentimenti e passioni che ogni uomo può vivere, in cui ogni essere può riconoscersi.

E' corretto dire che, il contatto tattile e/o visivo con forme dotate di valore estetico, aumenta la coscienza di sé?

Sì, è corretto, dobbiamo considerare che ogni esperienza estetica è in realtà basata sul sentire: prendendo coscienza di forme dotate di contenuto espressivo, e di valore estetico, ne penetriamo il significato intrinseco. L’esperienza estetica è per questo paradigma conoscitivo e non è tanto importante che si compia e si consumi davanti ad un’opera d’arte di natura figurativa, poiché ogni forma dotata di valore estetico presuppone una identificazione con un processo creativo che è anche processo conoscitivo. La capacità di creare i presupposti della percezione, della comprensione e dell’interiorizzazione del significato delle forme è scopo di ogni educazione. In questo senso l’esperienza estetica permette di essere più coscienti rispetto a se stessi. Per questo nella didattica nelle arti, non bisogna mai ridurre la portata simbolica delle opere in favore di una pragmatica cognitiva fine a se stessa. Piuttosto serve sposare la funzione cognitiva e quella espressiva e affinché una buona percezione induca a una buona cognizione delle forme e a una sua corretta estensione di senso. L’emozione estetica, che sopraggiunge solo se siamo in grado si percepire in senso esteso anche un gesto, può essere garantita solo attraverso un paziente ma non estenuante lavoro di stratificazione di esperienze, e di svelamento essenziale di senso.

Al Museo Tattile di Bologna in Via Castiglione, 71 è esposta una copia, sulla quale la cittadinanza e tutti coloro che sono interessati possono toccare il cenacolo leonardesco - letteralmente - con le proprie mani.

a cura di Maria Rapagnetta
Redazione Asia.it


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