SPAGNA – Presso Las Palmas de Gran Canaria, dal 26 al 28 febbraio 2010, ben 1251 persone provenienti di 35 diversi Paesi hanno seguito gli interventi di 63 relatori sul tema della ricerca sul parto e la salute primale.
Qui di seguito abbiamo selezionato alcuni di questi interventi che ci hanno particolarmente colpito.

Stati emozionali trascendentali durante il parto

relatrici: Cathy Daub (Regno Unito) autrice del libro “Birthing in the Spirit” e Elisabeth Davis (Stati Uniti) ostetrica e scrittrice

Dalle due relatrici il parto viene presentato come una grande opportunità per la madre di fare una esperienza dell’unità del tutto e quindi la necessità di sperimentare e accettare sia sensazioni positive che sensazioni negative, altrimenti non sarebbe ‘tutto’.

Daub e Davis spiegano che diversi studi hanno dimostrato che durante un parto non disturbato la donna raggiunge uno stato identico a quello di una meditazione profonda e che condizioni indispensabili perché questo possa accadere sono il silenzio e la presenza discreta di una ostetrica o di una doula, cioè una donna che ha esperienza di assistenza al parto. In realtà noi siamo più di quello che pensiamo di essere e il parto è un momento di connessione con questa verità che passa attraverso momenti di intuizione.

Le relatrici affrontano poi il tema dell’intensità che si scatena durante il travaglio e il parto spiegando come essa sorprenda la donna dall’inizio alla fine: piccola al principio, immensa nelle fasi finali.

Nei momenti di maggiore intensità si è dimostrato essere utile la ripetizione di un suono o di un mantra che la donna sceglie e che le dà la forza di attraversare questa esperienza.

Il ruolo dell’ostetrica o della doula è quello di aiutare la donna ad avere fiducia in sé attraverso cinque importanti punti:

– verità
– azione corretta
– amore
– calma
– non violenza

Chi assiste, spiegano Daub e Davis, deve saper entrare in sintonia con la donna che è in uno stato di trascendenza ed è importante sapere che gli effetti positivi di un parto non disturbato continuano nell’allattamento e nel dopo-parto: non aspettarsi un ritorno per i propri sacrifici è una delle conseguenze di un parto vissuto in uno stato di trascendenza.

Primal Health Research

relatore: Michel Odent (Francia) ginecologo, autore di 12 libri tradotti in 22 lingue, di numerosi articoli sull’importanza dell’allattamento al seno, del ruolo dell’acqua nel travaglio, pubblicati su autorevoli riviste scientifiche.

Michel Odent ha presentato il Primal Health Reserch Database www.primalhealthresearch.com, uno strumento indispensabile per trovare dati sugli ultimi studi degli effetti a lungo termine del ‘periodo primale’, cioè il periodo che va dal concepimento fino al primo anno di vita del bambino. Odent spiega che queste ricerche mettono in relazione ciò che succede nel periodo primale con la salute dell’uomo in età adulta. Sarebbe quindi auspicabile che venissero conosciute sia da chi si occupa di salute primale, sia da chi si occupa di salute in età adulta.

Questi dati, dice Michel Odent, ci aiutano a riscoprire con un linguaggio scientifico ciò che abbiamo purtroppo dimenticato e cioè che il nuovo nato e la nuova madre hanno bisogno l’uno dell’altra! La donna quindi deve poter ritrovare le sue capacità intuitive che la guidano durante la gravidanza, il parto e l’allattamento, mentre i dati servono come strumento di dialogo fra gli operatori.

Odent fa notare che il parto in realtà è sempre stato in qualche modo disturbato, in ogni cultura e sin dai tempi più antichi, probabilmente perchè crea imbarazzo; spiega però che

non tutti i rituali sono sbagliati, soltanto quelli che suscitano aggressività nella donna e nel bambino, L’aggressività aumenta, ad esempio, in situazioni dove madre e bambino vengono separati subito dopo la nascita oppure quando viene disturbato o impedito l’allattamento precoce.

Un parto e un allattamento non disturbati, continua Odent, creano le condizioni per la nascita del sentimento dell’amore mentre un parto disturbato crea le condizioni per l’aggressività. È necessario tenere presente che il momento della nascita è per la donna e per il bambino un momento di grande vulnerabilità rispetto ai cambiamenti. Vanno per questo motivo riscoperte e rispettate le necessità di base della nascita.

Michel Odent ricorda che negli anni ’50 quando era un giovane studente di medicina nessuna madre chiedeva di tenere con sè il bambino perché sembrava ormai normale che se ne occupassero gli ‘esperti’.

A questo proposito, per concludere la sua relazione, Odent fa notare, sorridendo, che la scienza ci ha finalmente dimostrato che il bambino ha bisogno della madre e che necessitiamo di dati per dimostrare ciò che è evidente!


Il cesareo Misgav Ladach – metodo e 20 anni di esperienza internazionale

relatore: Michael Stark (Germania) ‘padre’ del cesareo semplice, veloce e agevole, fondatore del New European Surgical Academy

Michael Stark inizia il suo intervento mostrando come a volte, nella pratica chirurgica, le novità siano con difficoltà portate al rango di prassi. Ad esempio dal primo taglio trasversale dell’addome durante un cesareo alla sua introduzione nella routine operatoria trascorsero ben 71 anni!

Passa quindi ad illustrare la procedura di taglio cesareo da lui sviluppata che prende il nome dalla clinica Misgav-Ladach in Gerusalemme e che lui attua dal 1994.

Egli attua un taglio iniziale trasversale sull’addome, leggermente più in alto rispetto agli standard precedenti; successivamente non opera un taglio con bisturi del peritoneo, ma lo apre manualmente. Fa lo stesso con i muscoli addominali, applicando una trazione laterale con due dita, con l’aiuto di un assistente. Queste prime manovre non richiedono l’uso di cotone idrofilo nè di disinfettante.

Infine produce un taglio trasversale dell’utero nella parte inferiore, dove è presente maggiore tessuto fibroso e meno tessuto muscolare.

A questo punto il bambino e la placenta vengono fatti nascere dal corpo della madre.

Per ricucire, M. Stark preferisce porre l’utero all’esterno e chiudere con pochi punti ed un ago da sutura molto grande. In questo modo intende prevenire danni agli organi addominali ed il rischio di aderenze. Egli non sutura il tessuto peritoneale, che in uno o due giorni si sarà riformato.

Infine applica pochi e forti punti sull’epidermide e non consiglia uno specifico stile di sutura.

Stark conclude ricordando l’importanza che in sala operatoria non ci sia niente di meno e niente di più. Che una operazione chirurgica non è una gara a tempo, e che è meglio fare poche cose con calma, che tante troppo in fretta.

Per ultima una citazione tratta dal ritratto di un medico del 1800:

“Solo una buona persona, può essere un buon medico”.

Ossitocina, la guida interiore alla maternità

Kerstin Uvnäs-Moberg (Svezia) è una delle più illustri studiose dell’ossitocina e dei suoi meccanismi d’azione.

La relatrice inizia il suo intervento ricordando che sia le reazioni del sistema ortosimpatico (altrimenti dette “combatti o fuggi”) che il rilascio dell’ossitocina vengono mediati dal nucleo para-ventricolare del cervello.

L’ossitocina, spiega Kerstin Uvnäs-Moberg, viene diffusa nel nostro corpo attraverso tre vie differenti. C’è la diffusione per via nervosa, quella per via sanguigna e quella diretta nel tessuto cerebrale. L’ossitocina agisce sullo stato emotivo, diminuisce lo stato di aggressività, la sensazione di paura, abbassa la pressione sanguigna e diminuisce la frequenza delle pulsazioni cardiache, aumenta la curiosità, il senso di benessere e le capacità mnemoniche. E’ inoltre un ansiolitico ed innalza la soglia del dolore, abbassa il livello sanguigno del cortisolo, che è l’ormone dello stress, e aumenta del 50% la velocità di guarigione delle ferite. Essa accresce l’interesse sociale e la capacità empatica, aumentando la capacità della donna di fidarsi del mondo esterno.

L’ossitocina agisce contemporaneamente sull’ipotalamo, sulla ghiandola pituitaria e sulla parte corticale del surrene. Gli estrogeni, rilasciati al momento del parto, promuovono gli effetti dell’ossitocina.

Successivamente la relatrice spiega che gli effetti a lungo termine dell’ossitocina sono più duraturi se essa viene rilasciata in maniera ripetuta, come ad esempio durante tutto il periodo dell’allattamento, quindi l’ossitocina protegge la salute della donna.

L’ossitocina è un ormone fondamentale nei primi momenti (minuti, ore e primi giorni) dopo la nascita. Attraverso i suoi effetti, essa promuove l’attaccamento madre-figlio, l’allattamento del bambino ed il benessere della donna.

Kerstin Uvnäs-Moberg ed il suo gruppo di ricercatrici hanno scoperto e dimostrato (grazie ad esperimenti sui topolini) che il rilascio dell’ossitocina viene stimolato dal tocco, dal contatto e dal massaggio.

La relatrice conclude il suo intervento con una riflessione sull’altro lato della medaglia, il fatto cioè che in alcuni casi si sono evidenziati, tra gli effetti dell’ossitocina, un aumento dell’ansietà e una maggiore cautela verso il mondo esterno.

La grande, scomoda verità

relatore: Michel Odent (Francia)

Michel Odent premette che, tra coloro che si occupano della salute, come in ogni altro ambito, avvengono dei condizionamenti. In ambito medico i contenuti delle statistiche sono un forte condizionamento.

Esistono criteri convenzionali di valutazione del parto e dei primi momenti di vita del bambino: il tasso di mortalità perinatale ad esempio, i costi e l’efficacia di un intervento.

Occorre, però, continua Odent, cominciare a pensare a lungo termine, rivedendo i criteri di valutazione.

Di solito, le varie modalità di parto vengono distinte in:

– parto vaginale spontaneo
– parto vaginale con forcipe o ventosa
– cesareo dopo travaglio
– cesareo senza indicazione medica

Si tralascia però, evidenzia Michel Odent, il fatto che l’uso dell’ossitocina sintetica nella induzione del travaglio è una pratica di ormai larghissima diffusione e che essa comporta delle conseguenze.

L’ossitocina è una molecola semplice e facilmente degradabile, ma è anche in grado di passare dal sangue materno a quello fetale e viceversa. Oltre ad arrivare al cuore del bambino, l’ossitocina sintetica è anche in grado di attraversare la barriera emato-encefalica arrivando al cervello del bambino. Si è dimostrato che i recettori della ossitocina divengono meno sensibili ad essa dopo prolungata esposizione, condizionando così la capacità di amare e la capacità di gestire l’aggressività del bambino. Si arriva così, spiega Odent, a correlare l’induzione del travaglio con ossitocina sintetica con patologie del bambino come l’autismo o l’anoressia nervosa.

E’ allo stesso modo possibile correlare la modalità di parto con l’allattamento o la durata di esso.

Ancora possiamo correlare il luogo in cui è avvenuto il parto con lo sviluppo della flora batterica intestinale del bambino poiché la madre trasmette al figlio i suoi anticorpi e questi sono capaci di rispondere ai germi “conosciuti” dalla madre, ossia quelli presenti nei luoghi a lei familiari. Occorre a questo punto ricordare che il sistema immunitario condiziona lo sviluppo della personalità.

Tornando all’uso della ossitocina sintetica Odent sollecita a chiedersi cosa fare in caso di lunghe ore di travaglio, in cui non si riscontrino segni di progressione.

Sappiamo, dice, che il cesareo d’emergenza è un intervento molto utile, allo stesso modo sappiamo che un cesareo senza indicazione medica espone il bambino a problemi respiratori.

Resta la domanda: “Cosa fare se il travaglio è lungo e difficile?”.
Odent si chiede se sarebbe utile ricorrere a un cesareo non di emergenza, evitando alla donna e a suo figlio ripetute somministrazioni di ossitocina sintetica.

Prosegue con una riflessione sui condizionamenti a cui siamo indotti dalla nostra società, ad esempio al condizionamento delle immagini. Lui stesso riceve tantissimi filmati di donne in travaglio e parto. Occorre considerare se questo è compatibile con i bisogni fondamentali di una madre che deve sentirsi sicura della propria intimità e che ha quindi la necessità di non sentirsi osservata

Un altro condizionamento culturale: in materia di assistenza al parto spesso si usano parole come “coach-support-energy” (allenatore-supporto-energia), ma Odent ricorda che una donna che partorisce necessita di una persona silenziosa, esperta, sicura.

Odent conclude ricordando ancora una volta che occorre riscoprire i bisogni fondamentali di una donna in travaglio, occorre riscoprire che il bambino ha bisogno della sua mamma e che tutto sta nel ritornare a ciò che è semplice!

di Beatrice Benfenati e Ornella Di Pietro
Redazione Asia.it