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10 Dicembre 2009

Darwinismo e laicità

Evoluzione nei fringuelliDurante le Vacances de l'Esprit su "Darwin e l'evoluzione della cultura", il prof. Luzzatto ha introdotto un tema molto interessante: si può essere laici senza essere contro la religione o contro coloro che intendono la crazione del mondo guidata da una forza che non sia giustificabile secondo le scienze naturali?

Per fare questo, facciamo un salto nel passato per vedere dove nasce la teoria darwiniana della selezione naturale. A questo proposito occorre ricordare che il concetto di evoluzione non nasce con Darwin, ma era già presente nella cultura del tempo. Darwin, da naturalista molto accorto, dagli anni '40 dell'800 raccolse indizi per una teoria generale sull'evoluzione, che si incentrava sul ruolo delle mutazioni all'interno degli individui di una specie nell'evoluzione.

Nel 1858, finalmente, si convinse a rendere nota la sua teoria in quanto un altro ricercatore, Alfred Russel Wallace, giunse a conclusioni simili a quelle che Darwin andava rimuginando da 20 anni e gli inviò il suo articolo con la richiesta di cercare un editore disposto a pubblicarlo. Darwin, sconvolto dalle intuizioni di Wallace, decise di pubblicare la sua teoria assieme all'articolo di Wallace e ad una lettera contenente l'idea della selezione naturale, che inviò l'anno prima ad un altro collega. Questo per mostrare che era giunto a conclusioni simili a quelle di Wallace in modo indipendente.

Ma in cosa consiste la teoria? Le specie viventi sono molto variabili. All'interno di una specie ci sono variazioni tra individuo e individuo, anche se possiamo dire di poter pensare il tipico individuo di quella specie come un esemplare che contenga la media di tutte le caratteristiche dei singoli individui. Possiamo chiamare questo esemplare ideale un archetipo della specie, e ci viene subito in mente un parallelismo con le idee platoniche. Platone direbbe che l'uomo è una corruzione mondana della forma perfetta di uomo.
Per Darwin, invece, proprio la variabilità è un elemento fondamentale della selezione naturale, in quanto può spiegare l'adattamento all'ambiente. Egli comprese che queste caratteristiche sono trasmissibili da padri a figli.
Gli allevatori sanno bene che, se si accoppiano individui con caratteristiche simili, si otterranno individui che hanno quella caratteristica e, soprattutto, che la trasmettono alla generazione successiva. Nel caso di animali che vivono nel loro ambiente, il ruolo selettivo lo fa la natura attraverso la competizione; e questa selezione è contingente alle caratteristiche ambientali nelle quali la popolazone vive. Dopo una generazione si saranno riprodotti quegli individui che meglio si adattano con quel territorio.

Questo ragionamento molto semplice si scontra con il pensiero religioso cristiano, sia protestante che cattolico. Se non c'è una direzionalità ben precisa, significa che siamo venuti fuori da un percorso casuale che non ha nulla a che fare con il volere di un essere superiore. Eppure, occorre ammettere che nonostante dal 1859 siano state fatte molte scoperte, esse portano tutte in direzione di quello che Darwin aveva predetto. Oggi conosciamo il DNA, conosciamo la paleontologia, la geologia. Ricordiamoci che appena dopo la pubblicazione dell'origine delle specie è stato scoperto il primo reperto fossile di uomo di Neanderthal. Questo significa che a quel tempo non si avevano tutti gli strumenti e tutte le conoscenze che oggi ci fanno sembrare la teoria darwiniana così intuitiva.

A quei tempi regnava l'idea di teologia naturale. Essa era molto in voga grazie ad un libro, Teologia naturale appunto, di William Paley. Per capire di cosa si tratta, immaginiamo qualcuno che non ha mai visto un orologio e che, passeggiando, inciampa in questo strano oggetto. Lo prende tra le mani e inizia ad analizzarlo. E' fatto di ingranaggi, ha lo scopo di misurare il tempo, ha una complessità molto elevata eccetera eccetera. A questo punto è naturale per costui inferire, data la scarsissima probabilità che un oggetto simile si sia costituito da solo, che esiste un creatore dell'orologio. Se questo vale per un orologio, figuriamoci per un essere vivente, che è infinitamente più complesso. Al progettista dell'uomo Paley dà il nome "Dio". Ai naturalisti del tempo questa teoria permetteva di stare nel sentiero della fede, perché addirittura il mondo naturale dimostrava l'esistenza di Dio.

L'ingresso di Darwin nella storia scardina questo ragionamento. L'unica spiegazione, la più convincente, che ci spiega tutti i dati empirici che abbiamo, è quella dell'evoluzione naturale darwiniana. Per lungo tempo ci sono stati fieri antagonisti al Darwinismo, ma alla fine non c'è stato verso. Attraverso questa teoria tutte le osservazioni sembravano tornare al loro posto, i fossili assumevano il ruolo di libro della storia dell'evoluzione e le estinzioni di specie prendevano posto nella teoria come segni del mancato adattamento all'ambiente.

Ma subito dopo la sua fama iniziale, la teoria darwiniana iniziò a declinare, perché vennero fuori studi che mostravano il cambiamento repentino nell'aspetto di individui di alcune specie viventi. Darwin, invece, è sempre stato un fiero sostenitore delle mutazioni lente e dell'evoluzione delle specie attraverso un numero molto grande di generazioni. Di generazione in generazione, sosteneva, piccoli cambiamenti sono più efficaci di grandi cambiamenti.

Eppure c'era una pianta che cambiava radicalmente forma a seconda da dove venisse piantata; ll'inizio del '900 furono osservati piccoli animali che subivano mutazioni repentine in alcuni individui della specie. Questi fatti crearono molti dubbi sulla teoria darwiniana. Per capirne le ragioni, d'altronde, basta pensare che in quegli anni le grandi teorie classiche come la gravità di Newton e il modello classico del mondo sub-nucleare caddero in crisi. Tutte le certezze su cui si erano poggiati per 50 anni i darwinisti iniziarono a vacillare.

Alla fine degli anni '30 uno scienziato russo emigrato negli Stati Uniti, Theodore Dobzhansky, pubblicò uno studio importante a favore del darwinismo, ponendo le basi del cosiddetto il neodarwinismo, a cui particeparono altri importanti nomi come Morgan, Fisher, Haldane, Wright e altri. Attraverso l'uso di aggiustamenti teorici, nuovi elementi come la selezione mendeliana, nuove scoperte nella biologia, si andò costituendo questa nuova corrente di pensiero scientifico che sopravvive fino ad oggi.

Ma cosa c'entra tutto ciò con l'atteggiamento religioso? A questo punto, allora, è interessante sollevare un importante fraintendimento quando si parla di darwinismo o, più in generale, di scienza.
Il darwinismo non nega l'esistenza di Dio, ma spiega la natura come se Dio non ci fosse. Questa è anche una corrente religiosa molto attuale, che tende a vivere la propria fede "stando sulle proprie gambe", per usare una metafora. Forse Dio vorrebbe da me che mi comportassi così, ma anche se Dio non ci fosse io mi comporterei allo stesso modo, in quanto penso che sia giusto.
A cavallo del XIX secolo, il grande matematico francese Laplace ideò un sistema matematico per il quale non c'era bisogno di giustificare il sistema solare attraverso l'intervento divino. Quando Napoleone gli chiese dov'era Dio in quel sistema, Laplace rispose con la celebre frase: "Citoyen Premier Consul, je n'ai pas eu besoin de cette hypothèse".
In sontanza, non c'era bisogno di quella ipotesi. Ma ciò non vuol dire che Dio non c'è. Quella non è da considerare una frase atea, perché sta solo dicendo che il mondo funziona come se Dio non ci fosse. Molti teologi, infatti, sono arrivati da un altro lato alla stessa conclusione, sostenendo un mondo etico come se Dio non ci fosse (1).

La figura di Darwin suggella l'avvicinamento di scienze e filosofia. Gli uomini sono così maturi che possono giustificare la propria esistenza senza dover postulare una direzionalità delle leggi di natura. D'altro canto, non occorre dover dedurre l'inesistenza di Dio per lavorare in modo scientifico, ma basta rispettare un metodo rigoroso facendo ipotesi e tentando di verificarle sperimentalmente. Questo non esclude l'esistenza di Dio.

La situazione italiana è fortemente impregnata da un pensiero influenzato dalle alte gerarchie vaticane, che pensa che le scienze possono conoscere molto, ma non tutto. La scienza è una specie di cerchio racchiuso in un cerchio più grande che è la teologia.
Ma questo significa attingere a forze trascendenti. "Invece", afferma Luzzatto, "io penso che il mondo possa essere spiegato senza il bisogno della teologia. Tutto può essere spiegato in termini naturali, e non c'è nulla che resti fuori". Ancora, "esiste qualcuno che può attingere forza da qualcosa che viene dall'altra parte, ma non sono disposto a far guidare la mia ricerca da qualcuno che pensa in questo modo".

Per concludere, attingendo alle proprie radici ebraiche, Luzzatto ci offre un esempio di confronto tra l'uomo e Dio preso dal Talmud, un insieme di scritti daccolti dal II al IV secodo d.C. e commentati nei secoli successivi.

Il Talmud è scritto in forma di dibattito e nelle discussioni raramente si giunge ad una conclusione, ma l'importante è mostrare i punti del dibattito tenuti fermi da varie scuole di pensiero che si contrappongono.
La storia proposta, che racchiude una grande lezione di laicità, è quella di un rabbino che era contro tutti gli altri e si trovava in difficoltà. Allora disse: "se ho ragione, che quel carrubo si alzi e cammini". Effettivamente. il carrubo si alzò e si mise a camminare. Allora uno dei rabbini dell'altra fazione disse che non c'entrava nulla il miracolo del carrubo col problema che stavano discutendo, quindi rifiutò di dare ragione al rabbino. Allora il rabbino chiamò in causa addirittura Dio, che in quell'occazione parlò - cosa rara nel Talmud - e chiese: "perché gli siete tutti contro se ha ragione?" E uno dei rabbini protestò contro Dio stesso dicendo: "ma tu cosa c'entri? Stiamo discutendo tra noi rabbini. Non eri tu che ci hai detto nella bibbia che dovevamo decidere a maggioranza? E' quello che stiamo facendo". La storia finisce molte generazioni dopo, quando un rabbino chiese ad Elia cosa aveva pensato Dio di quella critica rivoltagli da un rabbino. Elia disse che Dio si mise a ridere e disse: i miei figli mi hanno battuto.

di Paolo Ferrante
Redazione Asia.it

(1) Come se Dio non ci fosse è la formula utilizzata da Dietrich Bonhoeffer, teologo luterano ucciso in carcere nel '45. Wikipedia


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