asia
02 Dicembre 2009

Un'enciclopedia fatta di bit

Argomento: Attualità

WikipediaPuò un'enciclopedia gratuita e modificabile da chiunque diventare un patrimonio culturale da consultare, ammirare e a cui contribuire? Lo scorso Ottobre Jimmy Wales, imprenditore statunitense che ha fatto la sua fortuna negli anni '90 alla Borsa di Chicago e che si è convertito al filantropismo -un po' per caso, occorre dirlo- mettendo in piedi uno dei progetti culturali più importanti di Internet, Wikipedia, ha tenuto una conferenza sulla famosa enciclopedia libera in occasione di Bergamo Scienza 2009. Wales ha parlato a lungo della diffusione di Wikipedia nelle varie lingue nazionali, di quale lingua abbia prodotto più voci dell'enciclopedia (l'inglese, neanche a farlo apposta) e dei motivi che si possono ipotizzare per il fatto che culture o lingue praticate da centinaia di milioni di persone abbiano meno rilevanza (per ora) rispetto a lingue come l'Italiano che, pur essendo parlata da soli 60 milioni di persone, è una delle più usate per scrivere nel portale. Sono infatti presenti oltre 631.000 voci nella sezione italiana (it.wikipedia.org). Ma andiamo per passi.

Che significa "enciclopedia libera"? Intanto, occorre dire che in Inglese la parola "free" è la stessa per le parole italiane "gratuito" e "libero". Si parla di "free enciclopedia" quando si parla di Wikipedia (raggiungibile alla pagina www.wikipedia.org), ma questo significa due cose: è effettivamente un'enciclopedia gratuita, eccetto il costo della connessione alla rete; è libera nel senso che non ci sono diritti di autore, quindi il suo contenuto può essere utilizzato e modificato da chiunque, a patto di rispettare alcune regole come riportare la paternità dell'opera e far ereditare al prodotto editoriale derivato una licenza simile o compatibile. Per intenderci, non si può prendere del materiale da Wikipedia, rimaneggiarlo un po' e poi attribuirsi i diritti dell'opera derivata.


Un po' di Storia. Wikipedia nasce il 15 Gennaio del 2001 da una costola del progetto Nupedia, una enciclopedia online a pagamento con una schiera di redattori qualificati, fondata da Jimmy Wales e con la collaborazione di Larry Sanders in veste di Capo redattore. In origine Wikipedia doveva essere la parte gratuita del progetto che avrebbe fatto guadagnare milioni di dollari -così almeno sperava Wales- al fondatore e principale investitore. Quello che è successo, al contrario, è che il progetto Nupedia non è mai decollato ed è stato riassorbito dalla versione libera un paio d'anni dopo -guai a parlare di fallimento con Jimmy Wales- mentre Wikipedia, dal 2001 ad oggi, non ha fatto altro che macinare record. Dopo due anni, nel 2003, l'edizione inglese aveva 100.000 voci, nel 2004 ha raddoppiato, oggi conta più di 3 milioni di voci. Complessivamente, Wikipedia conta più di 10 milioni di voci in centinaia di lingue e continua a crescere. Dopo questa carrellata di numeri, cerchiamo di capire meglio come funziona.

Chi può contribuire? Gli autori di Wikipedia sono coloro che vogliono scriverci. Basta registrarsi (in realtà è possibile anche accedere in modo anonimo) e correggere un'inesattezza, aggiungere un paragrafo, aggiornare una bibliografia di un autore che ci piace o, addirittura, aggiungere una nuova voce. E' proprio questa la forza di Wikipedia, ma anche la sua debolezza. Molti, infatti, le rimproverano la mancanza di qualità, le inesattezze e quant'altro. In effetti, ognuno di noi potrebbe accedere per manomettere le informazioni, inserire opinioni di parte, inserire testo a casaccio per puro spirito di vandalismo. A tal proposito esiste una rete di redattori autorizzati che, su base volontaria e non remunerata, controlla, revisiona e ripristina pagine su cui qualche buontempone ha messo le mani; ma fa anche altro, come far aderire lo stile degli articoli alle linee guida dell'enciclopedia o controllare che l'autore di una voce non abbia copiato da libri o enciclopedie il testo inserito. Anche in questi casi, chiunque può diventare revisore con un po' di buona volontà e del tempo libero a disposizione. C'è da dire che non ci sono capi o responsabili, ma solo volontari che discutono e rispettano le politiche riguardanti la pubblicazione, la rimozione di voci, il rispetto del copyright e così via.

Come fa a funzionare? Questa domanda credo se la siano posti in molti. Come fa una comunità di decine di migliaia di revisori a collaborare senza litigare, senza rendere l'enciclopedia illeggibile, senza perdersi in logoranti disquisizioni su dettagli di poco conto. D'altronde, la mia esperienza (o il mio timore?) è che quando non c'è controllo da parte di un'autorità, la tendenza è ad una crescita della confusione all'interno di un gruppo. Ebbene, un tale preconcetto sembrerebbe smentito dai fatti. Wikipedia cresce, viene consultata da decine di milioni di persone al giorno, viene migliorata costantemente (voci che un anno fa facevano un po' sorridere per ingenuità, povertà di dettagli o mancanza di obbiettività oggi sono ricche e discritte approfonditamente). Insomma, mentre altre enciclopedie famose sono in grossa difficoltà, Wikipedia viene sempre più spesso citata dai mezzi di informazione, è apprezzata da una grande comunità di utenti e ha guadagnato credibilità agli occhi del pubblico.

A non tutti piace. Ad esempio Tullio Gregory, dalle colonne del Sole 24 Ore, ha in passato criticato Wikipedia rilevando che le singole voci di questa enciclopedia sono un coacervo di notizie che, mancando di sistemazione critica, non offrono neppure una sicura informazione. La risposta di Jimmy Wales forse sarebbe: se ritieni che una voce sia inesatta, correggila. Ma a questo punto chi garantisce che il contributo di un grande studioso, che già lavora per l'enciclopedia Treccani, non venga "inquinato" da un utente qualunque che, magari anche in buona fede, non può far altro che peggiorare un argomento mettendoci le mani sopra? Infatti, le modifiche sono completamente anonime e libere e, soprattutto, nessuno può mettere la parola fine ad una voce.

La concorrenza? Altri grandi nomi di Internet hanno tentato di creare un'enciclopedia. Pensiamo al progetto Encarta di Microsoft, che nella mente del fondatore Bill Gates doveva diventare il prodotto multimediale che ogni casa avrebbe dovuto avere nella propria libreria (digitale). Con l'avvento di Internet, Encarta subì i primi duri colpi, dovette rivedere la propria struttura e sbarcare online con una versione ridotta a pagamento. Ebbene, proprio nel corso del 2009 Microsoft ha annunciato la conclusione del progetto. Per capire quanto sia ironica la sorte che le è toccata, guardate la pagina di Encarta su Wikipedia, che ne parla col tono austero ed enciclopedico di chi consegna alla storia un ex rivale: http://it.wikipedia.org/wiki/Encarta. Per quanto riguarda l'editoria tradizionale, in Italia la storica enciclopedia Treccani sembra essere in crisi. Dopo essersi fatta conoscere da generazioni di italiani per la sua mastodontica edizione cartacea, nel corso del 2009 ha pubblicato la versione "tascabile" dell'enciclopedia in tre volumi.

Wikipedia e l'educazione. Un grosso problema che gli educatori si sono trovati ad affrontare è che la facilità di accesso dei ragazzi ad Internet li abitui al cosiddetto copia e incolla, ossia a prendere pagine Internet o parti di esse e riportarle, esattamente come sono, nelle proprie ricerche. In alcune scuole negli Stati Uniti si è arrivati al punto di vietare ai ragazzi l'utilizzo di Wikipedia (per esempio http://www.insidehighered.com/news/2007/01/26/wiki in inglese). C'è da chiedersi quanto sia efficace una soluzione simile, visto che esistono siti che contengono ricerche già fatte sugli argomenti più disparati. Magari, una soluzione potrebbe essere l'uso di un po' di fantasia da parte dei professori nel proporre ricerche originali e diverse di anno in anno.

Chi paga? Se è vero che la redazione dell'enciclopedia libera è composta per lo più da volontari - nella sede di Wikimedia negli Stati Uniti c'è qualche decina di persone che si occupa degli aspetti essenziali per "far andare avanti la macchina" -, è anche vero che per tenere in piedi una struttura informatica come quella di Wikipedia occorrono molte risorse economiche. Allora, chi paga per queste spese? La "cultura libera" di cui i wikipediani si fanno vanto impedisce di scendere a compromessi, quindi di certo i soldi non arrivano dalla pubblicità presente nelle sue pagine. Ebbene, il capitale che occorre peer andare avanti arriva dalle donazioni. Chiunque può donare una piccola o grande cifra a Wikipedia e, altro mistero, forse soprattutto per noi italiani, poco abituati al concetto di donazione per scopi filantropici, tutti gli anni l'enciclopedia riesce a raggiungere la somma di cui ha bisogno. Ad esempio, quest'anno la raccolta di fondi ha come obiettivo 7,5 milioni di dollari e finora ne sono stati raccolti 1,9 milioni.

Per concludere, sicuramente Wikipedia è un fenomeno sociale molto interessante, un esperimento di democrazia e di condivisione di sapere che è un'eccezione nel mondo di Internet, ormai governato da grandi compagnie interessate soprattutto ai propri bilanci (Google+Youtube, Facebook, Myspace, Yahoo!, Twitter, iTunes e altri). Le poche regole che si sono dati i redattori, scrivere articoli con uno stile storico e imparziale anziché come notizie di un giornale, non infrangere il copyright altrui, l'assenza di un copyright sui contenuti prodotti (citando la fonte) sono forse il segreto di questo esperimento ben riuscito. Ma ognuno di noi, in fondo, vuole un luogo di tutti e di nessuno, a cui contribuire con una nostra pur piccola parte e in cui ogni opinione storica sui fatti del nostro passato sia accettata e messa a confronto con le altre, nei limiti del possibile. E forse proprio questo nostro sentimento di fondo ci fa amare l'enciclopedia libera, un vero patrimonio culturale nato pochi anni fa ma che cresce, si arricchisce e ci arricchisce tutti. E se si pretende di volerla mettere a confronto con le grandi enciclopedie come la Britannica, forse si sta sbagliando, perché è qualcosa di nuovo e di diverso. La domanda è: meglio che ci sia o che non ci sia?

di Paolo Ferrante
Redazione ASIA


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