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30 Settembre 2009

La politica ha bisogno di altruismo o di condivisione?

Da una conferenza di Laura Boella

Laura BoellaMolti pensano che l'altruismo sia ormai un valore retorico, che si usa per riempire le pagine di giornali o comunicati ufficiali delle autorità. C'è una buona notizia che Laura Boella, docente di Filosofia Morale all'Univeristà di Milano, comunica al pubblico assiepato nel cortile del Palazzo Ducale di Sassuolo in occasione del Festival della Filosofia 2009.
Guarda l'intervista

L'altruismo è radicato profondamente nei meccanismi neuronali che ci caratterizzano. Cominciamo, quindi, col riportare alcuni risultati di ricerche in campo neurologico che dicono che non possiamo non essere altruisti. Negli ultimi anni -ormai decenni- nella vicina Parma è stata scoperta l'importanza di strutture del cervello chiamate Neuroni specchio, adatte proprio a riconoscere negli altri quello che noi proviamo, e viceversa, a sentire come nostro il dolore altrui. Un esempio molto semplice: se mangiamo una mela, le nostre papille gustative si attivano in un certo modo, il nostro corpo reagisce immediatamente in modo specifico sulla base di una storia pregressa. Ebbene, questa "attivazione" avviene anche se guardiamo qualcun altro mangiare una mela. Ciò spiegherebbe come l'empatia non sia qualcosa di astratto e di confinato nell'Iperuranio, ma di reale e concreto; siamo fatti proprio per capire l'altro.

Senza scomodare le Neuroscienze, già Darwin con la sua teoria dell'evoluzione poteva notare come, all'interno di un gruppo che compete con altri per la condivisione di risorse, solo gli individui che "incarnano" un certo aspetto (ad esempio l'altruismo) sopravvivano alla dura legge della selezione. Evidentemente, se ci ritroviamo ad essere altruisti, forse è proprio perché conviene alla specie.
Libri come Cervello Sociale di Cozzolino non fanno altro che mettere in evidenza come la struttura del cervello umano si sia strutturata per adempiere a questo compito: essere altruisti.

Ma chiediamoci cos'è l'altruismo: l'individuo sacrifica qualcosa di sé per venire incontro al bisogno altrui.
Si dice: il comportamento pro-sociale ha funzionato nell'evoluzione umana, ma questo non chiarisce i meccanismi che innescano tale comportamento. Dobbiamo capire perché siamo fatti così per capire perché dovremmo continuare a essere pro-sociali. Alcuni tentativi sono già stati fatti. C'è anche chi dice che l'altruismo è economico, o addirittura razionale (e dunque che l'individualismo non conviene od è irrazionale).
Un fatto è chiaro: attraverso le Neuroscienze abbiamo visto che senza l'empatia non si dà un atteggiamento altruistico.
D'altro canto, ci sono state scoperte abbastanza inquietanti, una delle quali è la seguente: pietà e compassione per il dolore altrui sono rallentate o inibite dall'inondazione di informazioni che oggi riceviamo dai media. Questo significa che il tempo che ci viene tolto dalle nuove tecnologie che stanno entrando nella nostra vita - e pensiamo soprattutto ai nostri ragazzi - è un tempo prezioso, tolto alla comprensione dell'altro.
E ancora: è emerso da varie ricerche che non siamo altruisti in assoluto. Che significa? Per esempio, che due storie significativamente differenti dal punto di vista delle implicazioni non hanno una corrispondente differenza nella nostra risposta empatica. Scoprire che qualcuno che ha vinto al totocalcio poi perde la schedina o apprendere da un conoscente di un suo recente lutto, per il nostro "meccanismo empatico" è la stessa cosa. Ma sappiamo che non lo è, dunque il meccanismo non è sufficiente per spiegare l'intero fenomeno.
Soprattutto, dice la Boella, questo non dice nulla sull'altruismo, ma sulla capacità di capire la tristezza di un altro. L'empatia, il "risuonare insieme" è legato a vincoli di somiglianza, appartenenza, vicinanza.

Dobbiamo chiederci se altruismo sia solo empatia o se sia piuttosto dare valore, senso all'esistenza degli altri. In gioco c'è l'aiuto verso anziani, piccoli, diversi, quindi non necessariamente a noi vicini o simili.
Dunque, l'altruismo (o la domanda su cosa sia) è urgente. La domanda successiva è: una visione dell'umano come portatore di valori può essere garantita da meccanismi esclusivamente naturali? Oppure occorre cercare un passaggio dal meccanismo a qualcosa che regga la scena pubblica? Un'attivazione neuronale può, infatti, non coincidere con una "attivazione sociale".
Aristotele diceva che le radici della compassione stanno nell'amor proprio e nella paura per la nostra sorte; per questo sembra non bastare una reazione istintiva.
Un esempio sotto gli occhi di tutti è lo spettacolo del dolore nei media: siamo sovraesposti al dolore mediatico, a morte, distruzione e sofferenza. Ma questo, più che farci partecipare al dolore, ci fa perdere il contatto con la realtà; il dolore diventa, appunto, spettacolo. Quindi, a maggior ragione non basta il meccanismo.
Pensiamo al trasferimento di schemi privati in un ambito pubblico, come la paura per le sorti di un conoscente o di un famigliare che diventa abuso di potere e mancanza di trasparenza. In Italia, per esempio, il familismo (o etica del clan) è uno dei grossi problemi che si interpongono allo sviluppo e alla concorrenza. Ma, strettamente parlando, un comportamento simile può essere visto come una diretta conseguenza della comprensione di un nostro simile.

Avviandosi alla conclusione, Laura Boella tenta di mettere la riflessione sull'altruismo al servizio della politica, o meglio, del pensiero che la politica dovrebbe tentare di incarnare. Si chiede, quindi, cosa sia la Democrazia e fa coincidere questo significato con ciò che chiama essenza dell'agire politico: la condivisione di uno spazio pubblico, la messa in comune di passione ed azione e -punto fondamentale- l'accettazione del fatto che, necessariamente, in uno spazio pubblico l'altro ci limita e può impedire a volte le nostre grandi aspirazioni. Democrazia, dunque, è il diritto di poter fare e credere, il dovere di impegnarsi a essere parti attive della società. Se questo è il senso della politica, l'altruismo è il valore dell'esistenza dell'altro al nostro fianco - altro inteso non solo come nostro simile, ma anche come diverso e, addirittura, opposto. Allora prendono senso la curiosità, il senso della scoperta, le domande, il confronto e la condivisione. L'altruismo è agire verso l'altro, senza una teoria del ritorno.


Articolo tratto dalla conferenza di Laura Boella al Festival di Filosofia 2009.
di Paolo Ferrante
Redazione ASIA


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